Bibbiena, l’Istituto Professionale chiarisce: non fu un episodio di bullismo

La sottile differenza tra formazione e (dis)informazione

Negli ultimi tempi il nostro Istituto è stato spesso al centro dell’attenzione sui media locali, sia per i meriti raggiunti dai nostri studenti e docenti, sia per fatti di cronaca che hanno suscitato l’uso di termini fuorvianti rispetto a una realtà che vogliamo precisare, solo per fare chiarezza e senza intenzioni polemiche.
Cosa non possiamo tollerare?
Che si usi un termine come “bullismo”, giornalisticamente di moda ma non adatto a descrivere cosa è accaduto alcuni giorni fa nella nostra scuola professionale. La vittima di bullismo è così definita per il suo atteggiamento di autoemarginazione, dovuto ad una sofferenza che ha spesso, purtroppo, un epilogo drammatico. Una lite fra due studenti non può e non deve essere inquadrata come episodio di bullismo. Lo sanno bene i nostri docenti che seguono costantemente corsi ed aggiornamenti su questo difficile problema.
Perché sta tanto a cuore l’aggiornamento?
Perché una delle caratteristiche di un Istituto Professionale è quella di accogliere, e di formare nel migliore dei modi, anche ragazzi con storie difficili alle spalle: giovani che hanno l’obbligo di frequenza ma che ne farebbero volentieri a meno, o con difficoltà di apprendimento ecc. Garantire a tutti un percorso di studi di qualità non solo è il nostro fiore all’occhiello, ma è il modo migliore per includere soggetti “a rischio” in realtà ben integrate.
Allora tutto è consentito nel nome della inclusione ad ogni costo?
Inclusione sì, sempre e comunque. Ma insieme al rispetto delle regole. Lo studente protagonista dell’aggressione al compagno è stato punito con severità. Come? Lasciandolo a casa? No, facendogli scontare una parte della sua punizione a scuola, perché si confronti coi compagni, gli insegnanti, le regole. Emarginare qualcuno porta solo a risultati opposti a quelli che una scuola deve perseguire. Accettare che questi problemi ci siano è condizione essenziale per tentare di risolverli.
Dov’è allora che si fa disinformazione?
Quando siallude a un intervento dei CC e del 118 in seguito alla lite, narrata come “episodio di bullismo” con tanto di foto fatta chissà dove, mentre i sanitari erano venuti a scuola il giorno prima per uno studente colto da malore che non c’entrava nulla con l’evento; e i militi erano entrati in accordo con noi ed i familiari del giovane poi aggredito, per controllare una situazione potenzialmente pericolosa per fatti accaduti fuori.
Questa è la vostra prassi?
Se uno studente si sente male noi chiamiamo la famiglia ma anche il 118, per essere certi che il caso sia seguito adeguatamente. Lo stesso per minacce o intemperanze, avvertiamo le forze dell’ordine perché serve un intervento idoneo e professionale. Ognuno deve fare il suo mestiere. A scuola si fa formazione, non (dis)informazione.

Comunicato stampa – Il Dirigente Scolastico
Ing. Gianfranco Gentili