Chi odia le donne?

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Se penso ad una lancia la mia fantasia va lontano. Da appassionata di storia degli Indiani d’America penso al loro modo di cacciare, un gesto dignitoso – oltre che necessario – di mettersi al pari della natura circostante, penso alla loro libertà anche sociale, al modo di allevare i figli, a quello di sbrigare le faccende tra uomini e donne.
Le donne, appunto.
Donne che oggi sono minacciate da un’altra lancia. Si tratta di un certo Simone Pillon, (pilum in latino significa lancia) senatore della Lega, promotore del Disegno di legge sull’affido condiviso.
Diciamo che Pillon è una lancia scoccata altrove e soprattutto da altri, per colpire al cuore conquiste raggiunte con grandi difficoltà da donne e movimenti a cui dobbiamo tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo oggi. Significa fare un salto indietro nella storia dei diritti e della dignità delle donne di oltre quarant’anni.
Mentre la Lega ci anestetizza con le bugie sugli immigrati – portandoci a credere che questi siano in assoluto gli unici problemi della nostra poverissima Italia – dall’altro si assicura l’appoggio dei poteri che in Italia contano davvero, per sottrarre diritti a quella parte del cielo che fa ancora (più) paura.
Perché è sul corpo delle donne che sono state combattute tutte le battaglie; è piegando il loro corpo che si sono vinte le guerre. Ci risiamo. Pillon è l’uomo giusto al momento giusto.
Oltre alla questione dell’assegno di mantenimento, che non trova spazio nel nuovo disegno, il tema orribile dei tempi paritetici di permanenza dei figli con ciascun genitore (un bambino diviso a metà, con doppia residenza), il testo del senatore leghista entra in modo arrogante nelle complesse vicende di violenze consumate dentro le mura domestiche, delicate e dolorose, ancor più se consumate in presenza dei bambini o su di loro. Tutto ciò abilita la Pas ovvero una presunta forma di malattia psichiatrica alienante: i bambini sarebbero plagiati e manipolati contro l’altro genitore. Malattia mai riconosciuta dal nostro ordinamento sanitario.
Pillon ha pensato bene di introdurre il percorso obbligatorio di mediazione familiare: la vittima di violenza sarebbe costretta a negoziare con il suo aguzzino. Stessa assurdità per i bambini: con la perdita dell’affidamento il genitore violento non perderebbe però il diritto di frequentare i figli.
Ma non è tutto purtroppo e parlare nel dettaglio delle implicazioni di questo disegno di legge ci porterebbe troppo lontano.
Basti dire, però, che le strettoie previste mirano ad alcune cose ben precise: rendere quasi impossibile il divorzio, indebolire le donne (economicamente e socialmente), mortificare le conquiste sociali ottenute in anni di battaglie parlamentari, umiliare il diritto sacrosanto dei bambini alla scelta.
Per Pillon la donna deve ritornare ad essere “roba nostra” (ovvero “roba loro”): dal suo corpo che deve gestire solo la legge, alla sua economia, alla sua libertà. Lo stesso vale per i bambini.
Quando il giornalista Vittorio Zucconi ha chiuso il collegamento con Pillon a Radio Capital, Tg Zero, perché si è rifiutato di rispondere alle domande dei colleghi, non ho potuto fare altro che pensare al suo libro “Gli spiriti non dimenticano”, uno dei miei testi del cuore che parla, appunto, degli Indiani d’America.
Parafrasando il titolo di questo testo mi viene da dire: “Gli spiriti liberi non dimenticano”. Non dimenticano ciò che è stato fatto per riconoscere alle donne il diritto all’autodeterminazione; non dimenticano le conquiste fondamentali e le difenderanno perché difenderle significa fare di questa nazione un paese veramente libero e democratico.
Cavallo Pazzo, celebrato da Zucconi nel testo appena citato, preferì morire che scendere a patti con chi aveva tolto la libertà al suo popolo (oltre che cibo, terra, dignità e tanto altro).
Allo stesso modo, quella freccia ci farà male, ci colpirà…ma non passerà.