Chiude lo storico Bar Mechelli di Badia Prataglia, ma…

“I bar sono luoghi universali, come le chiese, sacri luoghi di ritrovo dell’umanità”. Come si fa a non essere d’accordo con la filosofa Iris Murdoch?

Ognuno di noi ha storie importanti, ricordi, pezzi di vita legati ad un bar.
Io credo che siano questi i motivi per i quali, in questo periodo, ci sentiamo privati di qualcosa che ci appartiene. La ritualità di un caffè e di una chiacchiera è una certezza che ci manca.

Sono gli stessi motivi per i quali ci sentiamo chiudere lo stomaco e facciamo un profondo respiro di malinconia quando un bar storico chiude.
Sì perché dentro quelle porte c’è la gioventù di tutti noi.

Credo che quello che ho descritto adesso, appartenga a tante persone di Badia Prataglia testimoni, in questi giorni, della chiusura del Bar Vittoria, meglio conosciuto come Bar Mechelli dal cognome della famiglia che dal lontano 1956 lo ha gestito con grande passione in quella strada conosciuta che attraversa il paese come una macchina del tempo.

Ho incontrato Giuseppe Mechelli e la moglie Luciana in una bella domenica di sole, quando Badia inizia a respirare un po’ di Primavera e, tutta stropicciata dall’inverno e un po’ spettinata, è bella più che mai.

Giuseppe e Luciana raccontano quarant’anni di bar vissuti con dedizione per un lavoro durissimo: “Il Bar Vittoria ha aperto nel 1956 noi due insieme lo abbiamo vissuto dal 1983 dopo il matrimonio. I ricordi sono tantissimi, alcuni bellissimi, altri meno, ma tutti da conservare”.

Giuseppe e Luciana sono una bella coppia che si è fatta sul campo di un lavoro che richiede intesa in uno sguardo. E così sono stati davanti a me per raccontarsi dopo anni passati dietro un banco a fare comunità.

Il loro racconto continua: “Nel 1990 è nata nostra figlia Gloria e nel 1991 rifacemmo tutto il bar per dargli un’immagine nuova e da lì nacque anche l’idea della tavola calda che ci ha dato molte soddisfazioni soprattutto con i tanti turisti che approdano a Badia per vivere l’area protetta e i suoi sentieri. Insomma ci siamo dedicati molto al turista e all’ospitalità. Grazie a questa attività abbiamo conosciuto tante persone, italiane e straniere, camminatori, pellegrini, persone che venivano per ritrovare il contatto con la natura, persone sole o intere famiglie. Tutti ci hanno lasciato qualcosa. Il bar è anche questo, un contenitore di sentimenti, di emozioni che molte persone ti lasciano sui tavoli, in uno sguardo, in un buongiorno e in un arrivederci. E’ un’attività che anche in questo deve essere gestita con la dovuta sensibilità e attenzione. Quando abbiamo iniziato avevamo 23 e 25 anni, due ragazzi con tanti sogni e tanta voglia di fare, in qualche modo siamo ancora quei due ragazzi”.

Sì, sono ancora quei due ragazzi, lui più serioso, ma di quelli che poi se li conosci ti stupiscono, lei sorridente, espansiva il meglio della sua Romagna.

Insieme alle gioie ci sono anche i dolori, l’altra faccia di tutto, senza la quale anche la gioia è monca. Ecco Giuseppe e Luciana come lo raccontano: “Abbiamo vissuto anche noi alti e bassi nella nostra attività. Forse gli anni più duri sono stati quelli in cui il negozio di Flaminio Tacconi fu trasferito. Ma abbiamo comunque cercato di reagire alle avversità inventandoci di nuovo. Ricordiamo poi il periodo dell’arrivo dei migranti albanesi di cui cade in questi giorni il trentennale. Il nostro bar era stato dato come punto di riferimento e il centralino pubblico dal quale quei giovani si mettevano in contatto con le famiglie lontane. Sono stati anni vissuti con intensità, anni dove tutto stava cambiando”.

Luciana e Giuseppe ci svelano quali sono le caratteristiche essenziali di un barista perfetto: “Le persone devono fidarsi di te e questo poi ti viene ricambiato con le gratificazioni dei clienti. Eravamo talmente presi dal nostro lavoro che cercavamo di imparare da tuto, anche dalle critiche. E quando sono arrivati i social abbiamo cercato di correggerci anche in base ai commenti che i clienti lasciavano con questi nuovi mezzi. Si cresce sugli errori e guai a non farlo. Ci siamo sempre dovuti reinventare e formare continuamente facendo corsi di cucina, corsi sul caffè, non ci siamo mai fermati o adagiati”.

La coppia si sofferma anche sul paese e sul suo futuro: “Spesso si sentono voci che parlano della crisi dei paesi come Badia. Noi invece crediamo, per quello che abbiamo visto in tanti anni di ospitalità, che Badia non morirà mai, perché è un paese che potrà vivere grazie alla sua natura unica, ai suoi sentieri. Noi le chiamiamo le tre A, altezza, aria, ambiente. I turisti avranno sempre bisogno di luoghi come questi. Il parco nazionale ha dato un grande impulso a questo luogo e anche lustro così come attività quali il Trail delle foreste casentinesi che ha fatto cambiare la percezione anche degli abitanti”.

E il futuro? Luciana e Giuseppe hanno tanto da dirci: “Il bar Mechelli chiude è vero, ma in questo luogo nascerà un altro locale che verrà gestito da giovani del posto che noi nei primi tempi aiuteremo. Per noi questo è bellissimo perché in qualche modo e qualche cosa di ciò che abbiamo fatto continuerà a rimanere. Auguriamo tanta fortuna al giovane Fabrizio e a tutto il paese”.
I due coniugi oltre che aiutare il ragazzo che rileverà il locale perché la sua barca prenda il largo con più sicurezza hanno orizzonti nuovi.
La figlia Gloria, una laurea in giurisprudenza vive a Bologna con il marito originario della Cina dove si recheranno, quando la situazione pandemica lo consentirà, per celebrare questa bellissima unione anche con i genitori dello sposo.
Giuseppe e Luciana sono già stati in Cina e con il loro occhio già allenato all’accoglienza, hanno saputo creare ponti bellissimi tra due culture diverse.
In fondo pensateci, chi potrebbe essere più capace di una barman e di una barwoman che hanno allenato empatia, sensibilità, testa e cuore come hanno fatto loro per quaranta lunghissimi anni?

Auguri a loro e a chi continuerà con un altro nome e un’altra avventura questa attività. Onore a chi butta il cuore oltre l’ostacolo.