Essere farmacisti al tempo del Covid-19

Da sinistra: Giulia, Maria Letizia e Antonella

Nel numero attualmente in edicola di Casentinopiù ci siamo occupati di Sanità pubblica e privata nel nostro territorio. Tra le altre cose abbiamo parlato anche dei servizi che offrono le farmacie casentinesi: un presidio fisso e un punto di riferimento importantissimo per tutti i cittadini, soprattutto in questo difficile momento. Nell’articolo che segue pubblichiamo la testimonianza di una di queste professioniste: la dott.ssa Antonella Bandini della Farmacia Bandini di Stia.

Essere farmacisti al tempo del Covid-19 (di Antonella Bandini)

Un grido sordo di paura, un silenzio assordante di richiesta di aiuto. Questo è stato lo scenario che quotidianamente ci siamo trovati davanti da quel tristemente famoso 9 marzo 2020, giorno in cui il nostro primo Ministro Giuseppe Conte ha firmato il Decreto “IO RESTO A CASA”. Sono state chiuse le scuole, sono state interrotte tante tipologie di lavori, non ci siamo potuti più muovere, se non per comprovati motivi di necessità, come quella appunto di recarsi in Farmacia. Così noi operatori sanitari di prima linea, insieme a infermieri e medici, ci siamo rimboccati le maniche per vivere attivamente questa situazione. Entrando nella nostra farmacia i nostri pazienti hanno scoperto prima di tutto persone con le quali poter parlare, poter condividere, poter piangere. Infatti, insieme a tutta la mia equipe, abbiamo cercato di donare la nostra amicizia, solidarietà, amore e soprattutto la nostra competenza, se pur forzatamente separati da una barriera di plexiglas una in più rispetto a quelle tante che già ne aveva imposte il covid-19. Il nostro ruolo è stato grande e ci siamo messi in gioco con determinazione e con l’orgoglio di appartenere a questa categoria che rappresenta quel presidio sanitario che in momenti di difficoltà come questo, anche se con meno clamore, con meno “NOTIZIA” è uno dei più importanti. Quanto è stata dura la corsa incessante per poter reperire le MASCHERINE e a minor prezzo possibile, lottando, arrabbiandosi con i fornitori per far sì che lo abbassassero! Era diventata quasi una parola d’ordine, risuonava nell’aria incessantemente come un disco rotto, l’abbiamo risognata tante volte di notte! E per i thermoscan? I responsabili delle aziende, al momento della ipotetica riapertura, avevano il terrore di non potersi procurare i termometri ad infrarossi e gli introvabili guanti e… noi dovevamo procurarli! Per le soluzioni igienizzanti (e qui mi permetto di aprire una parentesi per poter rendere noto quanti prodotti di bassa, pessima qualità hanno circolato sul territorio senza alcun controllo e circolano ancora!) ci siamo messi in laboratorio e abbiamo prodotto preparati seguendo esclusivamente le norme di BUONA PREPARAZIONE e i protocolli ufficiali dell’OMS. Anche con i pulsossimetri, saturimetri, abbiamo dato un aiuto a tante persone anziane e non, fornendo le dovute attenzioni per l’uso affinché non diventasse per loro una priorità snervante quella di misurare la saturazione di ossigeno nel sangue. Certo l’ossigeno è stato ed è ancora uno dei medicinali di urgenza e di necessità più grandi e le bombole hanno rischiato di essere insufficienti, anche se devo dire che le ditte fornitrici, anche supportate dal nostro aiuto nel chiedere la riconsegna immediata dei vuoti ai pazienti, si sono adeguate con celerità. Nello svolgimento della nostra professione come Farmacia Dei Servizi, abbiamo avuto l’opportunità di supportare la popolazione offrendo la possibilità di ricorrere ad importanti servizi , attraverso la Telemedicina, quali l’elettrocardiogramma, l’holter cardiaco, l’holter pressorio, tutto svolto in tempi rapidissimi, senza dover fare code e nel massimo della sicurezza e della riservatezza e così per l’immediatezza di autoanalisi di prima istanza, allo scopo di correggere eventuali errori di stile di vita.    Torno a sottolineare però che una delle priorità più grandi per i nostri pazienti è risultata la necessità di essere ascoltati, ascoltati nelle loro difficoltà di gestire i figli con la scuola, perché non avevano i tablet, i cellulari, soprattutto quando in famiglia ci sono 2 o più bambini in età scolare, il dolore di non poter accudire i propri genitori anziani nelle loro necessità, nel loro affetto, nel loro dolore. Abbiamo conosciuto anche la difficoltà di interpretare e filtrare tutte le notizie contrastanti e altalenanti che ci arrivavano, ma ancor di più abbiamo provato la paura costante del contagio e qui ricordo il notevole contributo di vite umane che ha toccato la categoria. E noi c’eravamo e ci siamo tuttora, dal momento che ancora è… tutto come prima. Noi contribuiremo a distribuire gratuitamente il nostro lavoro di interlocutori competenti e disponibili per i cittadini, insieme al nostro amore il nostro affetto in questo “essere fratelli” sottolineando, per altro, che noi farmacisti non facciamo altro che ottemperare il nostro giuramento. Concludo con un augurio: A TEMPI MIGLIORI!