Fantasticando: “Il bimbo che viene da lontano”

Il bimbo che viene da lontano

Ci sono gravidanze che con il dolore vanno a braccetto, e sono quelle di madri che hanno il bisogno di avere un bambino nel ventre. Che peso enorme aveva nel cuore la Isa quando immaginava dov’era suo figlio, e quanta paura pensando a quei mali che ancora in quei luoghi risultano mortali. Non si capacitava la Isa, che sempre ripeteva: – Potrei averlo tra le mie braccia, potrei lavarlo, nutrirlo, vestirlo e amarlo… Invece lui non sa neppure che esisto! – Ascoltare i suoi sfoghi faceva un male arrabbiato, non oso quindi immaginare cosa avesse nel cuore. Mentre volava nel viaggio di andata, guardava le nubi, e in ognuna di queste emetteva una scena; Ed erano abbracci, carezze, risate a colori, e allora i suoi occhi piangevano mentre il cuore rideva, ma c’era anche paura, nel cuore di Isa mentre andava a incontrarlo, c’era paura di tutto, la cosa che però più temeva, era il momento in cui avrebbe cacciato i suoi occhi chiari dentro gli occhi di lui. Scendere nel paese di Hannies era come continuare a volare, per Isa. Le gambe andavano veloci, senza saper dove andare. La gente guardava quel volto di donna assai bello e assai chiaro, quegli occhi di un verde grigiastro da fare impressione a chi li ha neri da sempre. Quanto male le ha fatto vedere quel luogo arrangiato eppure importante, perché ospitava e cresceva suo figlio. Poi ad un tratto è successo e i suoi occhi si sono voltati e hanno incontrato gli occhi di Hannies, due laghi profondi, più neri del nero, ma chiari d’amore. Allontanarsi dal luogo che lo aveva allevato non era stato facile per il bambino, tutto il suo essere conosceva bene ciò che lo aveva avvolto, che lo aveva tenuto per i primi periodi di vita. Lui non vedeva la tristezza che quel posto emanava, non si accorgeva di quanto ne fosse intrisa la vita lì dentro, e per un motivo semplice; quella era l’unica esistenza che Hannies conosceva da sempre. La Isa avvertì un tuffo nel cuore, come se questo si fosse fermato per alcuni attimi e poi avesse ripreso la corsa accelerando il suo battito. Si incamminò, restando un passo indietro, rispettando così il volere del bimbo, e da quel momento, in punta di piedi, divenne sua madre. Andava a briglia sciolta per le strade acciottolate del paese Hannies, mentre sua madre tratteneva la mano che tanto voleva mischiarsi con quella di lui. Ma riusciva a non farlo la Isa, stracolma d’amore riusciva a non farlo, immergendosi in un mare di dolore e di rinuncia, perché sapeva bene che quelli erano i giorni del dare e dell’accontentarsi, del gioire di sguardi fugaci e perplessi, e Se li fece bastare, nutrendosi di lui mentre, di notte, dormiva. L’imbarco per il viaggio di ritorno fu acceso di mille speranze e paure; quello sarebbe stato il volo della verità, ma come sarebbe stato all’arrivo, quanto di tutto ciò che vi era nel nuovo mondo, sarebbe appartenuto al bambino? La testa di Isa esplodeva, tutto il suo corpo fremeva, mai nella vita, si era posta tante domande, ma soprattutto mai le era servito tanto tempo per avere le risposte. Guardava fuori dal finestrino, cercando scenette di risa fra le nuvole, ma scorgeva soltanto del grigio, quando ad un tratto un minuscolo dito disegnò qualcosa sulla sua mano. La Isa spalancò i suoi occhi chiari, chinò un po’ la testa e, guardando la mano, vi scorse l’amore. Hannies poggiò il suo capo riccio sul petto di lei, mentre il ditino passava e ripassava come a voler imprimere forte quel cuore gigante sulla mano di Isa, la mano di sua madre.

Marina Martinelli
Marina Martinelli
Marina Martinelli nasce a San Piero in Frassino nel dicembre del 1964. Oggi vive e lavora a Poppi, dove condivide un salone di parrucchieria col marito. Ha due figli che sono la sua vita e la scrittura è la sua più grande passione, infatti ha pubblicato due libri di novelle e tre romanzi. A primavera uscirà il suo sesto romanzo che sarà macchiato di giallo. Da anni collabora con la rivista casentinese CasentinoPiù.

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