Il Casentino nelle parole di tre illustri poeti

Il Castello di Romena

Da sempre il Casentino affascina i viaggiatori erranti e curiosi, si apre davanti ai loro occhi con colori e forme meravigliose e infonde serenità e gioia. Per chi arriva qui, il Casentino è come un angolo di paradiso: un luogo isolato e colmo di talmente tanta bellezza da togliere il fiato. Le sue colline morbide che scendono nella valle dell’Arno lucente, le sue foglie e i suoi venti che corrono ovunque, le montagne calve, rocciose o coronate di profumati pini, i segreti e le leggende nascoste tra le pietre delle sue fortezze, i suoi boschi e le sue foreste verdeggianti, lasciano nell’animo di quel viaggiatore vividi ricordi e sensazioni. Come fa tanta bellezza a essere permeata in un solo luogo? Ogni particolare, se ci guardiamo bene intorno è bellezza. Tutte le cose sono archivi di uno splendore antico. La bellezza, le storie e persino l’essenza di questi luoghi si trovano, nelle parole di alcuni viaggiatori illustri. Sto parlando di tre grandi poeti che nel corso dei secoli hanno lasciato, nella nostra valle, i segni del loro passaggio. Hanno così contribuito, grazie alla loro poesia (strumento principale per realizzare tutto ciò) a rendere ancora più eterna questa bellezza.

Dante Alighieri, Gabriele D’Annunzio e Dino Campana scrissero, ispirati dal Casentino, pensieri, poesie e canti, affidandosi alle emozioni che questi luoghi suscitavano nei loro magni spiriti, producendo così dei veri e propri capolavori.

Dante, primo fra tutti, esaltò il Casentino e in particolare rese protagonista la sua storia descrivendola sia nell’Inferno (Canto XXX) che nel Purgatorio (Canto V). Tra le sue righe, però, possiamo anche trovare deliziose descrizioni dei luoghi:i fiumi,le valli, le montagne e i monasteri.

Li ruscelletti che d’i verdi colli
del Casentin discendon giuso in Arno,
faccendo i lor canali freddi e molli,
[…]
Ivi è Romena, là dov’io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch’io il corpo sù arso lasciai.
( Inferno, Canto XXX. vv.64/66 73/75)
E io a lui: “Qual forza o qual ventura
ti travïò sì fuor di Campaldino,
che non si seppe mai tua sepultura
” Oh ! ”, rispuos’ elli, ” a pie’ del Casentino
traversa un’ acqua ch’ a nome l’ Archiano,
che sovra l’ Ermo nasce in Appennino.

(Purgatorio, Canto V. vv. 91/96)

Quasi 600 anni dopo che l’esilio portò il sommo poeta in Casentino, anche D’Annunzio e Campana, arrivarono nella nostra valle e, in nome di questa, scrissero splendide parole. D’Annunzio fu ospite dei conti di Romena nell’estate del 1902. Nella piazza d’Armi del castello decise di posizionare una tenda e far aprire, in quel che restava del muro ad est, un passaggio che gli permetteva, così, di osservare il meraviglioso panorama che si apriva proprio oltre il castello. Durante questo soggiorno D’Annunzio scrisse il terzo libro delle Laudi: Alcyone. In particolare, nella poesia “I Tributarii”, il poeta dà voce alla bellezza del Casentino. Il panorama che ha davanti e che viene fedelmente descritto, porta all’immaginazione di un luogo bucolico, arcadico dove la bellezza e la pace regnano ovunque.

Cade la sera. Nasce
la luna dalla Verna
cruda, roseo nimbo
di tal ch’effonde pace
senza parola dire.
Pace hanno tutti i gioghi.
Si fa più dolce il lungo
dorso del Pratomagno
come se blandimento
d’amica man l’induca a sopor lento.
Su i pianori selvosi
ardon le carbonaie,
solenni fuochi in vista.

(vv.51-63)

Infine, nel 1910 Dino Campana arrivò in Casentino per un pellegrinaggio da Marradi alla Verna.
Nei suoi “Canti Orifici” descrive le tappe di questo viaggio e quindi, alcune pagine di diario e poesie, sono dedicate al Casentino. Nella seguente poesia: “Ritorno”, il poeta parla della nostra terra come scrigno dell’essenzialità della natura e del rapporto antico e profondo dell’uomo con questa.
SALGO (nello spazio, fuori del tempo)
L’acqua il vento
La sanità delle prime cose Il lavoro umano sull’elemento
Liquido – la natura che conduce
Strati di rocce su strati – il vento
Che scherza nella valle – ed ombra del vento

[…]

(Dino Campana, Canti Orifici (1913) La Verna, Ritorno, vv. 1/6)

                                             
 
                                                                                                               
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Eleonora Rialti
Sono Eleonora Rialti e sono nata a Poppi, il paese dove ho sempre abitato anche se la maggior parte delle volte, con la mente, vivo in altri mille posti. Ho diciotto anni, abito con i miei genitori e la mia gattina e frequento il Liceo delle Scienze Umane. Mi piace moltissimo fare e imparare cose nuove. La mia passione più grande è la scrittura e in particolare la poesia. Quest'ultima mi ha portata a partecipare e persino vincere alcuni concorsi. Adoro la musica, soprattutto quella classica, indie-folk e pop. Suono il pianoforte da quando avevo dieci anni.