Il ricordo di Vitaliano, custode del ponte

di Roberta Fabbrini
“Architetto, viene giù. Quel ponte viene giù!”
E quando alzai lo sguardo, mi resi conto che la serietà, il tono della voce, l’assoluta determinazione con la quale avevi scandito quelle parole, da persona riservata quale eri, non lasciavano spazio a nessun alibi.
Avrei potuto raccontarti di anni di ricerche, di menate, di pellegrinaggi infiniti alla ricerca di risorse. O magari farti l’elenco di procedure complesse, funzionari distratti, lungaggini… burocrazia. Di argomenti validissimi ne avrei avuti. Ma mi resi conto che niente poteva essere abbastanza convincente da reggere l’urto con quello sguardo. Era il 2006, forse il 2007. Non ricordo.
Ricordo che, fortunatamente, in poco tempo riuscimmo a sbloccare situazioni, procedure, finanziamenti. E pochi mesi dopo eravamo all’opera con il cantiere di Restauro del Ponte di Sant’Angelo. Non riesco a ricordare giorno, durante quel lavoro, a ripensare ad un ritrovamento, ad una lavorazione specifica (la tua faccia quando facevamo i carotaggi era uno spettacolo), senza trovarti lì, attento e curioso, sorpreso, interessato. Spesso affascinato da quel cantiere di restauro.
Ma soprattutto partecipe. La precisione con la quale mi raccontavi i fatti ai quali non avevo assistito. “Oggi hanno fatto un bel lavoro” dicevi. E questa cosa costituiva per me una specie di garanzia. Un sigillo. Un certo motivo di orgoglio, ti confesso. Mi incuriosiva questo taciturno “lupo di terra” grande amante del bosco e della solitudine, che aveva preso così a cuore quel pezzo di patrimonio storico. Il tuo sentirti investito di un ruolo di cura e custodia verso quel ponte. Questo mi sorprendeva. Sono stati anni molto belli. Entusiasmanti. E ti ricordo sempre lì. Il mio personalissimo direttore di cantiere. Come quando ti chiamavo perché c’era da risolvere un problema. E tu, pensavi un po’… con quell’aria di uomo navigato e poi trovavi la soluzione.
Ancora oggi continuo a vederti solo lì. E ho ancora davanti  la tua faccia quasi incredula quando mi dicevi: “Anche oggi persone a vederlo… turisti”. E quello sguardo divertito e un po’ giocoso… le discussioni sul castello. Macché castello dicevi. Sempre un po’ provocatorio tu.
Di anni ne sono passati un po’. E Il Ponte di Sant’Angelo fa bella mostra di sé ai visitatori. Non è crollato il ponte, Vitaliano. Un ponte avvisa… e non gli consentiamo di mollare.
Ciao, lupo di terra. Custode del ponte, come volemmo nominarti in un bel pomeriggio di festa a Cetica. Continua la tua opera. Anche da lì. Dove ti trovi adesso.
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Roberta Fabbrini
Roberta Fabbrini, nata a Bibbiena (AR), (ma cresciuta a Cetica ndr) vive e lavora in Casentino, dove fin dal 1996 svolge la libera professione di Architetto. Appassionata di Arte, Architettura e Paesaggio, e di Recupero del patrimonio storico, collabora stabilmente con Casentinopiù fin dal 2010, tenendo una sua rubrica dal titolo Architettura & dintorni. Appassionata verso tutto ciò che riguarda il Casentino e i casentinesi , scrittrice sempre per passione, si è scoperta da poco tempo anche amante dell'escursionismo naturalistico e del trekking. E della buona tavola. Ma questo da sempre. Tutti settori che rendono il Casentino la sua terra ideale.