Orophonia: c’è una voce della montagna che è più forte della paura

C’è una voce della montagna che è più forte della paura. C’è una musica che abbraccia oltre l’abbraccio, che ci rende liberi oltre qualsiasi restrizione. C’è una musica che è un vaccino contro l’indifferenza e l’egoismo.

Questa è la musica del Coro Orophonia, che lo scorso 25 luglio alla Badia di San Fedele a Poppi ha regalato alle nostre anime ferite, qualcosa di unico. Voci e musica, quella del Maestro Patrizio Paoli e del pianoforte e quella del Maestro Mazzanti primo ottavino del Maggio Musicale fiorentino.

Il Coro magistralmente diretto da Patrizio Paoli, ha resistito a questo anno e mezzo senza la musica facendo le prove online. Un’immagine di amore e resilienza che dobbiamo attraversare per capire il resto. La loro resistenza e il loro impegno sono emersi da quelle voci come note di indomita speranza.

Misurarsi con l’Infinito dentro e fuori di sé, ha significato molto per coloro che erano dall’altra parte ad accogliere: una pausa di rispettosa attesa, poi la restituzione di un applauso che suonava come un gesto di riconoscenza.

Non si può spiegare la magia che si crea tra un pubblico bisognoso di luce e un coro generoso e strabordante che ha bisogno di donarsi. Solo la cultura e la musica possono aiutarci a comprendere un presente diventato incomprensibile.

La generosità dei coristi, il loro impegno e il loro amore uniti alla sublime la voce del
Soprano solista Sara Mazzanti, sono stati nostri compagni per un tempo che è andato bene oltre l’esibizione.

Mi soffermo su due pezzi che ci hanno strappato dalla nostra sedia e portato in un’altrove dove ci siamo ritrovati insieme, uniti e felici felici: il Kirie e la ballata n°1 di Fryderyk Chopin eseguito al piano da Patrizio Paoli.

La musica è la nostra Arca.

Il Concerto di Orophonia a San Fedele ci ha dimostrato che quando non c’è musica noi umani non siamo più capaci di riconoscerci uno con l’altro. Non fermiamola più.