Paola Micallef: quando l’amore per lo sport infrange gli stereotipi

Dal 2022 Paola Micallef è il nuovo capitano della Sansovino Women: Società Sportiva Dilettantistica Olimpic Sansovino S.r.l., meglio conosciuta come La Sansovino, e che ha sede a Monte San Savino, Arezzo.
Paola è del 1989 ed è cresciuta nel comune di Chiusi della Verna. Casentinese doc con origini Maltesi, lavora come addetta al controllo qualità per una nota azienda casentinese che produce confetture. Oltre alla frutta, le sue passioni sono le amicizie, la natura, e lo sport. Ma non pilates, o danza, o pallavolo, come spesso, complici i luoghi comuni, ci si potrebbe aspettare da una casentinese, (con rispetto parlando ovviamente), bensì il calcio. Ha sempre amato lo sport, e fin da bambina ha praticato nuoto, pallavolo, atletica e il tanto amato pallone.
Giocava spesso con gli amici nel campetto sotto casa, o nella squadra della scuola, ma quando inizialmente chiese alla famiglia di poter entrare a far parte di una squadra locale maschile, le fu detto di no, forse un po’ per pregiudizio o forse per tabù, cose che una ventina di anni fa spiccavano maggiormente.
Come hai reagito al dissenso iniziale dei tuoi genitori? «Non me la presi più di tanto, anche perché all’epoca mi piaceva lo sport in generale, qualsiasi tipo mi andava bene, e decisi di ripiegare sulla pallavolo, che ai tempi era un po’ più accettata per le ragazze».
Ma il primo amore non si scorda mai… «Sì, infatti l’amore per il calcio è stato sempre latente e si è fatto valere definitivamente quando potevo scegliere in autonomia, intorno ai 19 anni. Nel 2009 io e alcune amiche abbiamo deciso di fondare il Casentino Calcio Femminile, una realtà tutta nostra che potesse rispecchiare le nostre esigenze e la nostra identità. Nacque così una squadra formata da ragazze che provenivano da tutta la vallata e con diverse esperienze sportive alle spalle.
Sono stati anni bellissimi, anni in cui ho vissuto molti dei miei ricordi più belli. Con il passare degli anni il progetto di Casentino Calcio Femminile si è sviluppato ed ampliato, e grazie al sostegno di chi non riteneva la sezione femminile uno sport di “serie B”, abbiamo accolto in società ragazze da Arezzo e Siena.
È stato un bel sogno che si è purtroppo infranto, perché il bacino casentinese è un po’ circoscritto, ci vogliono fondi significativi e una società maschile solida alle spalle per poter continuare ad investire e far entrare nuove giocatrici».
Ma il tuo sogno non è finito con il Casentino Calcio Femminile.
«No, certo, dopo sono entrata nella Sangiovannese, società storica di San Giovanni Valdarno, in cui per tre anni ho avuto una bellissima esperienza e in cui mi sono realmente sentita a casa, nonostante un brutto infortunio al ginocchio e quasi 2 anni di pausa dovuta alla pandemia. Dopo l’emergenza covid, ho iniziato a sentire il bisogno di nuovi stimoli, e così sono approdata alla Sansovino, che dal 2021 aveva deciso di investire nel progetto del calcio femminile».
Da quest’anno sei anche il capitano, che cosa si prova a guidare un team?
«La fascia di capitano comporta un mix di emozioni e forte senso di responsabilità. Cerco di essere sempre me stessa, mettendo la mia esperienza al servizio delle mie compagne come guida e sostegno.
La società poggia su basi solide che hanno permesso grande impegno verso il nostro progetto fin dall’inizio, e questa non è cosa da poco per una società calcistica femminile nel nostro territorio. Il presidente ha creduto in noi fin da subito, affidandoci un’allenatrice che è un fiore all’occhiello nel calcio femminile e uno staff di tutto rispetto. Da parte nostra abbiamo ricambiato con grande impegno, tenacia, e con la vittoria del campionato. Inoltre l’ambiente è piacevole e sereno, molte delle compagne le conoscevo già da prima, e con le altre, nonostante le differenze anagrafiche e territoriali, si è instaurata subito una grande sintonia».
Come pensi che sia percepito ad oggi il calcio femminile?
«Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una nuova apertura e a nuovi investimenti da parte delle grandi società nei confronti del calcio femminile, facendo ottenere a questa categoria una maggiore visibilità anche nei canali televisivi sportivi. Il calcio è uno sport di gruppo e come tutti gli sport di gruppo aiuta molto nella crescita personale, per questo credo che oggi sia piuttosto raro che un genitore possa opporsi al desiderio di una ragazzina di praticare questo sport. Forse possiamo ancora cambiare qualcosa a livello microscopico e di periferia, dove si potrebbe investire di più nell’ambito giovanile».

Paola Micallef durante un’azione di gioco

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