A pochi giorni dal referendum consultivo dell’11 e il 12 Novembre prossimi – con il quale i cittadini di Ortignano-Raggiolo e Bibbiena sono chiamati alle urne per esprimere il loro parere in merito alla fusione tra i comuni di appartenenza – Filippo Vagnoli, Assessore al Bilancio e alle politiche giovanili del Comune di Bibbiena interviene a favore del “SI”

«Chi vota “no” odia il Casentino. Uso uno slogan anche forte, ma il solo che credo, renda bene non tanto il sentimento – in realtà credo che i casentinesi amino la loro valle, così difficile da vivere – quando le catastrofiche conseguenze che quel NO ci porterà. Il perché è facile da spiegare e le ragioni sono molte.
20 milioni di euro per il nostro territorio sono un‘immensità. Questi fondi arrivano in 10 anni, e cambieranno radicalmente i servizi e gli investimenti pubblici nel territorio. La PA è un settore trainante in un’economia di vallata come la nostra, quindi tra avere e non avere questi soldi la differenza non sta solo nei tanti investimenti in più che saranno fatti, ma anche negli aiuti o meno che saranno dati all’economia locale, così come negli incentivi per chi vuole abitare nei centri storici in via di spopolamento.
C’è un’altra ragione. Stare insieme è essenziale per i comuni del Casentino. Quello tra Bibbiena e Ortignano-Raggiolo sarebbe un altro passo in avanti (dopo Pratovecchio Stia) verso l’unificazione delle amministrazioni.
Altro punto essenziale è quello del turnover nei comuni: ad oggi è possibile per i comuni sostituire 1 dipendente ogni 3 pensionamenti. I comuni nati da Fusione hanno invece la possibilità di sostituire tutti i pensionamenti. Questo significa attivare il turnover di cui gli enti locali hanno necessariamente bisogno: nuove competenze per servizi più snelli e veloci.
C’è poi il capitolo ancora aperto dell’omogeneità di regolamenti comunali: stessi regolamenti per tutti i cittadini del territorio. Questo porta semplificazione.
Mi ricollego alla parola “odio”. Perché ho detto che coloro che votano no odiano il Casentino? Perderemo servizi in quanto i comuni hanno sempre meno soldi e meno personale. Ci saranno meno investimenti pubblici. Rimarremo in una storica e pericolosa rigidità burocratica dovuta ai tanti enti che fanno la stessa cosa. Ma soprattutto, non avremo nessun incentivo per piccole imprese o per affitti nei centri storici».

Comunicato stampa
Bibbiena, 5 novembre 2018