Sono casentinese perché… (by A. Marioni)

Questa è una piccola storia un po’ mia, un po’ tua, e di un po’ tutti miei conterranei.
SONO CASENTINESE 
Sono casentinese perché sono nato a Bibbiena. E visto che quel giorno piangevo, non ne ero così felice.
Sono casentinese perché, invece del latte e del plasmon, da piccolo mangiavo il miele e i salumi di Scarpaccia.
Sono casentinese perché ho il babbo di Stia e la mamma pratovecchina: a casa mia c’è il comune unico da 50 anni.
Sono casentinese perché ho giocato, male, nel Falterona. Ed entrai dalla panchina in un derby contro l’Archiano.
Sono casentinese perché ho imparato a nuotare nella piscina comunale di Bibbiena Stazione, che rispetto al fiume l’e’ un brodo. E poi ho provato altri mille sport ma alle Olimpiadi di Soci, ahime’, non sono stato convocato.
Sono casentinese perché conosco un po’ tutti: ebbene sì, so di che parrocchia vu siete.
Sono casentinese perché so con chi è andato quello, con chi vorrebbe andare quell’altra, con chi vanno quelli e quegli altri insieme. Ma si può sapere dove cazzo andate tutti?
Sono casentinese perché vedo una rotonda e un supermercato ogni 10 metri.
Sono casentinese perché mi garba la neve, rischiare la vita precipitando col bob, e dilettarmi con i freni a mano alla Calla.
Sono casentinese perché non sono uno stinco di santo, e purtroppo nemmeno uno stinco dell’Atlantic.
Sono casentinese perché “il mi’ babbo me l’ha vietato, perché da Sergio son collassato. Ma poi un giorno ci son tornato e da quel giorno mi sono innamorato”.
Sono casentinese perché bevo il vino davanti al castello di Poppi e la birra nel tendone di Pratovecchio.
Sono casentinese perché d’estate ci sono 4 sagre al giorno, e non ne perdo una. A settembre, però, mi ritrovo col colesterolo alto e la cirrosi epatica.
Sono casentinese perché ho in macchina il CD dei Mustang e dei Sexypenta. Ma il mio cantante preferito è Frank David.
Sono casentinese perché mi lamento sempre: “un c’è mai nulla, un si fa mai nulla, si vede sempre la stessa gente, si va sempre negli stessi posti”. Ma quando apre un locale nuovo, mica ci vado.
Sono casentinese perché trovo sempre più funghi di tutti. Ma non vi dirò mai dove.
Sono casentinese perché la notte, quando ho gli incubi, sogno la casina dell’Anas dei Mandrioli e le curve della Consuma.
Sono casentinese perché i fiorentini, quando torno a casa, mi chiedono di portar loro la schiacciata. E poi mi dicono che da me ci sono le capre: effettivamente c’è stato anche Sgarbi.
Sono casentinese perché è terra di cultura. D’Annunzio è stato a Romena e perfino lo stesso Dante, che scrisse “li ruscelletti che de’ verdi colli del Casentin discendon giuso in Arno”: Ridendo e scherzando, avrà fatto il bagno alla rana anche lui.
Sono casentinese perché mi schiero sempre, anche politicamente: o tortelli, o ravioli.
Sono casentinese perché son toscano, ma non aspiro la C: non dico “hoha hola hon la hannuccia horta”. Dico Dio caro.
Sono casentinese perché il mio idolo calcistico è Giaccherini di Talla.
Sono casentinese perché quando sono in patria infamo i miei conterranei, ma se li trovo in trasferta li abbraccio come fratelli.
Sono casentinese perché mi sento al sicuro solo da Ponticelli a Capolona, con qualche eccezione, per esempio il sottopassaggio di Rassina.
Sono casentinese perché aspetto sempre il fine settimana per tornare a casa. E vorrei il weekend che passasse piano, come il nostro Trenino. Ma purtroppo è un eurostar.
Sono casentinese e in Casentino voglio rimanerci, perché alla fine, o vai a Vada o stai a Stia.
Sono casentinese e me ne vanto: parlo sempre di casa mia, a chi non la conosce e anche a chi non gliene frega nulla. Tanto importa a me.
Sono casentinese perché so cosa vuol dire respirare aria pulita, non contaminata, non avvelenata.
Sono casentinese non per scelta ma per amore. E alla fine, anche l’amore è una scelta.
Sono casentinese perché immaginarmi altrove forse sarebbe meglio, ma non ci riesco proprio.
Sono casentinese perché più mi allontano dalla vallata, e più mi avvicino. Più vado, e più resto.
Perché  sono del Casentino, e lo sarò per sempre.
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Alberto Marioni
Sono cresciuto a Stia prima di trasferirmi a Firenze, dove ho studiato all’università e oggi lavoro. Ho una laurea in Economia, ma non tratto mai il PIL e lo spread: mi trovo più a mio agio a scrivere sul mio amato Casentino, in cui ho lasciato il cuore. Mi piace il calcio, dalla Champions League ai campi fangosi di periferia, il nuoto in piscina, in mare e nell’Arno, e anche il teatro. Ho scritto qualche monologo e alcuni testi, per lo più comici. Preferisco una risata che fa riflettere a discorsi articolati privi di sostanza: "chi non ride mai non è una persona seria." (Foto di Federico Ghelli)