Taglio boschi, la burocrazia italiana contro i paesi di montagna: si ribellano i sindaci casentinesi

Sembra che ancora una volta, in Italia, si sia messo in moto l’ennesimo “ufficio complicazioni affari semplici”. A farne le spese, questa volta, tutte quelle persone che lavorano con la legna. Lavoratori che, come ben sappiamo, sono una grande risorsa per il Casentino. Nella nostra vallata, infatti, sono ben 400 gli addetti al settore forestale senza contare tutte le attività che lavorano con il legno e che rappresentano l’indotto di questo settore. Ma andiamo per ordine: cos’è successo? E’ successo che a seguito dell’emanazione del DPR 01/10/2020 che ha modificato l’interpretazione dell’art. 136 del Codice del Paesaggio e del DM 59/1976, ogni taglio boschivo effettuato sopra i 700 mt. slm dovrà essere accompagnato da una autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Sovrintendenza di Arezzo (MIBACT). Una complicazione burocratica che, se avrà seguito come sembra, porterà inevitabilmente a costi improponibili e a tempi di attesa insostenibili per tutta la categoria. Conseguenza, la crisi dell’intero settore. L’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), appoggiata dai sindaci casentinesi, si è subito mossa per fare pressione sul Governo, anche attraverso la Regione, affinché la norma venga cambiata e non si metta in crisi un intero comparto lavorativo. Cosa che, soprattutto in un periodo drammatico di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo, ha proprio il sapore della beffa.

Di seguito riportiamo le dichiarazioni di alcuni sindaci e assessori che si sono da subito schierati contro la normativa.

Roberto Pertichini (sindaco di Montemignaio): “Gli addetti ai lavori, ma anche i privati che da sempre in montagna tagliano la legna per uso personale, con questa nuova normativa, saranno costretti ad inoltrare una domanda ulteriore oltre a quella ordinaria, alla Sovrintendenza che concederà l’autorizzazione tenendo conto del vincolo paesaggistico, con costi aggiuntivi elevati e improponibili. Il danno che ne deriva non è solo per chi lavora direttamente la legna, ma per tutto l’indotto: come si può non capire che nei piccoli comuni montani, il taglio delle piante è un mestiere tramandato da generazione a generazione, custode del territorio stesso. Un bosco non tagliato e non curato inoltre è un danno diretto anche per il fondovalle, considerati i violenti eventi atmosferici degli ultimi anni, e non dimentichiamoci dei giovani che se volessero tornare in montagna per dedicarsi al bosco incontrerebbero oggi ancora più limitazioni. Il bosco deve essere curato come hanno sempre fatto i nostri nonni e i nostri babbi, perché un bosco tagliato e curato produce legna e frutti, castagne e funghi, che a loro volta regalano occasioni di lavoro e di sviluppo economico a tante famiglie. Come possiamo noi sindaci trattenere nei piccoli paesi le nuove generazioni se anziché garantire lavoro, lo limitiamo?”

Nicolò Caleri (sindaco di Pratovecchio Stia): “L’obbligo di autorizzazione paesaggistica che è intervenuto per i tagli effettuati in una gran parte del nostro territorio rischia di annientare un intero pezzo di economia del Casentino e di tutti i territori montani, mettendo in ginocchio tante famiglie che nei prossimi mesi potrebbero veder azzerati i propri introiti, con ulteriori gravissime ripercussioni per il nostro tessuto socioeconomico in un periodo così difficile. Con grande unità di visione da parte di tutti i sindaci presenti, l’ANCI nei prossimi giorni effettuerà ogni pressione possibile nei confronti del governo e del Parlamento, anche attraverso il confronto con la Regione, perché si intervenga normativamente al più presto per sanare la situazione venutasi a creare. Nel frattempo abbiamo ricevuto rassicurazione dal funzionario regionale presente che la Regione sta già organizzando un incontro con la segreteria generale delle sovrintendenze per trovare un’intesa su una possibile riduzione dei contenuti e dei tempi richiesti per l’autorizzazione, in modo che se anche nell’immediato non ci fossero cambiamenti normativi, si possa salvare la stagione silvana. Speriamo di ottenere a breve buone notizie, nel frattempo da parte dei sindaci c’è sicuramente un fronte comune per combattere questa battaglia in ogni sede a tutela delle aziende e della gente dei nostri territori.”

Daniele Bronchi (assessore all’ambiente e alle attività produttive di Bibbiena): “I lavoratori del bosco sono degli invisibili. Partono presto la mattina e tornano la sera tardi. Eppure il loro lavoro è essenziale al nostro paesaggio, alla nostra vita in montagna. Senza cure il nostro paesaggio non sarebbe più quello che vediamo ogni giorno. Questa legge ucciderà questa parte dell’economia del nostro Casentino, ma anche la sua attuale bellezza. Nell’attesa che questa legge venga modificata, forse la Regione riuscirà ad ottenere una riduzione dei contenuti e dei tempi richiesti per l’autorizzazione in modo da salvare almeno questa stagione. Buona cosa, ma vogliamo di più. La cosa grave è che qualcuno ha creduto di poter salvare il paesaggio sacrificando la montagna. La cosa inaccettabile è che qualcuno ha pensato di poter tutelare un bene che di per sé è mutevole, togliendo sicurezza a chi questo bene lo sta curando da secoli. Credo che dietro tutto questo si nasconda innanzitutto una grave ignoranza. E’ casentinese il primo codice forestale della storia. Questo significa che ciò che abbiamo oggi è frutto di un’azione umana che abbiamo saputo ben calibrare e che oggi è già ampliamente normata. Chi vive in montagna sa cosa significa tutela, perché quello che altri chiamano paesaggio punto e basta, noi lo chiamiamo vita. si è parlato per anni di tutela della montagna poi sul piatto ci troviamo la distruzione della montagna. E questo è ciò che accadrà se non riusciremo a far cambiare questa legge. Chiedere ai lavoratori del bosco altri sacrifici in termini economici e burocratici significa farli chiudere. E se in questo momento tutto questo poterebbe ad un tracollo economico un comparto importante del nostro territorio, nessuno può immaginare cosa potrà accadere in termini più ampi di sicurezza della montagna. Sono deluso e atterrito. Si vuole tutelare il paesaggio, lo ripeto, distruggendo, annientando la montagna. Inoltre vorrei far notare che per consuetudine questi interventi si definiscono cure colturali. Le parole significano tanto: ribadisco una cosa scontata, ovvero senza cura il paesaggio non sarebbe quello che abbiamo ”.

Antonio Fani (sindaco di Castel san Niccolò): “Il sottoscritto insieme a tutti i sindaci del Casentino, durante una riunione alla quale hanno partecipato i tecnici dell’UCM Casentino, oltre associazioni di categoria e tecnici del settore forestale, ha espresso il suo totale dissenso e disappunto rispetto a questo provvedimento il quale, tralasciando le motivazioni di parte legate alla tutela dell’ambiente dalle quali prende mossa, motivazioni del tutto inadeguate ed inopportune, rischia di bloccare una intera filiera produttiva che dà lavoro a molti operatori nella nostra vallata. Se si vuole la soluzione è a portata di mano : basta modificare l’art 149 del D. Lvo 42/2004 inserendo al comma c oltre all’art. 142 anche il 136. In questo modo saranno esclusi dalle autorizzazioni anche i vincoli per decreto tipo quello del Pratomagno. Essendo un Decreto Legislativo  basta l’approvazione del Consiglio dei ministri e la firma di Mattarella. Non servono i doppi passaggi parlamentari.”