Un Parco di Foreste… ma anche di praterie!

L’area protetta finanzia un progetto di recupero della aree aperte  per la salvaguardia della biodiversità, il ripristino di valori paesaggistici e la tutela degli habitat necessari alla vita degli animali
 
Nel Parco nazionale delle Foreste casentinesi quasi il 90% della superficie è coperta da boschi. Luoghi che ospitano – specialmente nelle zone più recondite – entità arboree davvero uniche, spesso spettatrici silenziose dei secoli passati e testimoni della grandezza della natura. Una risorsa inestimabile. 
In questo contesto la conservazione delle residue aree aperte assume un’importanza prioritaria: dal punto di vista ambientale, della tutela della fauna e del paesaggio. Queste, se lasciate all’evoluzione naturale, sono inevitabilmente destinate a trasformarsi in boschi in tempi più o meno lunghi. 
Quando questo fenomeno, per quanto naturale, diventa generalizzato, oltre alla scomparsa delle specie vegetali e dell’habitat, si determinano effetti negativi sulla fauna che nelle praterie trova le condizioni idonee per nutrirsi, riprodursi, rifugiarsi. Si pensi a tal proposito a tutte quelle specie di uccelli per le quali appare prioritario, ai fini della conservazione, mantenere le aree aperte, recuperando le pratiche agricole e il pascolo tradizionali ed esaltando la complessità del mosaico ambientale (alberi isolati, pascoli, porzioni di arbusteto). Lo stesso processo, valutato a livello di paesaggio, comporta un incremento della semplificazione degli ambienti e una riduzione delle fasce di transizione tra il bosco e le aree aperte.
Per questi motivi il parco nazionale delle Foreste casentinesi ha promosso e finanziato, in alcune porzioni del demanio regionale gestite dall’Unione dei comuni montani del Casentino, un piano di  recupero di alcune aree in stato di abbandono.
Il progetto, dell’importo di oltre 20.000 euro,  è stato realizzato direttamente dal personale dell’Unione dei comuni montani del Casentino ed ha riguardato il recupero di circa 10 ettari nelle località di Stradelli e Bellaria, entrambe nel comune di Chiusi della Verna.
“Questo intervento dimostra quanto importante sia l’apporto dell’attività dell’uomo, che dalla natura trae gli strumenti del proprio sostentamento, nella vita delle foreste – commenta il presidente, Luca Santini – I parchi nazionali italiani, diversamente da quelli statunitensi si compongono della vita della gente che da sempre li abita e vi ha lasciato tracce indelebili. L’area protetta continuerà a lavorare perchè da un recuperato rapporto tra uomo e natura, improntato al rispetto, possano nascere nuove occasioni di valorizzazione e sviluppo”.
Ufficio stampa PN. Foreste casentinesi, monte Falterona e Campigna