“Una strada per la Pace”: a Poppi la presentazione del libro di Rimicci e Serata

Il Diritto Internazionale Umanitario si applica ai conflitti armati per limitare le sofferenze provocate dalle guerre, mitigandone gli effetti nei confronti di tutte le persone coinvolte.

“Fate l’amore, non fate la guerra”. Sembrerebbe essere soltanto uno slogan degli anni ’70 quando John Lennon, lanciava un messaggio di Pace: “Viviamo in un mondo dove ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole.”

Il denominatore comune che unisce Amore e Pace, intesa come armonia lo troviamo in un libro recentemente presentato al Castello di Poppi, nel salone delle Feste.

Il volume è quello di Diritto Internazionale Umanitario “Una strada per la Pace” di Franco Rimicci ed Edoardo Serata che mai, come in questi momenti è divenuto di grande interesse e attualità.

Nel nostro caso non ci riferiamo solo ed esclusivamente alla guerra in Ucraina o, come viene definita dai russi una operazione militare ad ampio raggio… Oggi nel mondo sono presenti più di 800 conflitti armati nei quali sono coinvolti 67 Stati e 734 milizie di vario genere e, da sottolineare che i dati riportati sono gli ultimi aggiornati e portano la data di ottobre 2016.

Solo in Africa combattono 29 Stati, come Egitto, Libia, Sudan, Somalia, Mali, Nigeria… e 214 milizie con guerriglieri, gruppi terroristici, gruppi anarchici, separatisti. In Asia sono 16 gli Stati coinvolti e tra questi l’Afganistan, il Pakistan, le Filippine, la Thailandia ed anche in questo caso sono 169 i gruppi separatisti, terroristici e anarchici coinvolti.

Mentre in Medio Oriente sono solo, si fa per dire, 7 Stati con Israele, Siria, Iraq, Yemen e 244 milizie compreso i combattimenti contro e tra i militanti islamici.

Nelle Americhe i gruppi terroristici, separatisti e cartelli della droga coinvolti sono in 6 Stati,  tra questi i principali sono il Messico e la Colombia, mentre 26 sono i gruppi armati che si contendono il territorio.

E in Europa? Da noi sono coinvolti soltanto 9 Stati e 80 milizie armate e più precisamente in Cecenia, dove è in atto una guerra contro i militanti islamici, in Daghestan, dove anche in quel territorio si combatte contro i militanti islamici, nel Nogorno-Karabakh dove continuano gli scontri incrociati tra esercito Azerbaijan contro l’esercito dell’Armenia e quest’ultimo contro quello del Nogorno-Karabakh…

Tornando alla presentazione del libro, “Una strada per la Pace”, il Generale di Brigata Domenico Basile, già capo Dipartimento DIU (Diritto Internazionale Umanitario), nella sua precisa e dettagliata presentazione ha definito il volume “Scopo primario del Diritto Internazionale Umanitario è quello di limitare le sofferenze provocate dalla guerra, mitigandone gli effetti nei confronti di tutte le persone coinvolte.”

 “… un utile strumento – ha concluso il Generale – per tutti coloro che vogliono accostarsi allo studio del diritto internazionale umanitario, anche se queste norme sono e restano un sistema di civiltà giuridica tendente a collocare il diritto al centro della vita delle relazioni internazionali ed a tutelare gli individui nelle situazioni più drammatiche e laceranti di conflitto che affliggono l’umanità dei nostri tempi.”

“Scopo primario del Diritto Internazionale Umanitario – chiarisce Edoardo Serata –     è quello di limitare le sofferenze provocate dalle guerre, mitigandone gli effetti nei confronti di tutte le persone coinvolte. Il Diritto Internazionale Umanitario nasce come proposta di negoziazione con l’obiettivo di trovare un equilibrio fra le esigenze militari dei contendenti e quelle delle popolazioni civili coinvolte in un conflitto al quale, il più delle volte, sono totalmente estranee. Non quindi come una semplice raccolta di leggi o provvedimenti, ma un dibattito giuridico, filosofico ed umano in continua evoluzione.”

L’approccio con il quale gli autori affrontano l’argomento è puramente storico-narrativo che iniziando dalle prime civiltà come quella Assiro-Babilonese giunge alle soglie del nostro Risorgimento con la battaglia di Solferino del 1859 e successivamente con la nascita della prima Convenzione di Ginevra, fino ai nostri giorni.

Volendo approfondire quanto sopra accennato diremo che nell’antichità le prime leggi di guerra furono proclamate da grandi civiltà che ebbero origine migliaia di anni prima dell’era moderna: Hammurabi, re di Babilonia, vissuto tra il XIX e il XVIII secolo a.C. Il re babilonese viene ricordato soprattutto per aver promulgato una raccolta di leggi nota come “Codice di Hammurabi” che rappresenta uno dei primi esempi di leggi scritte della storia e nel quale si legge Stabilisco queste leggi per evitare che il forte infierisca sul debole.

Altra curiosità storica la possiamo trovare nell’opera “Arte della Guerra” di Sun Tsu, siamo in Cina intorno al 500 a.C., nella quale si ricorda l’importante concetto che “… la neutralizzazione (o messa fuori combattimento del nemico) non obbligatoriamente debba coincidere con la morte o l’annichilazione.”

Durante la dominazione Araba in Spagna, nel XIII secolo in un vero e proprio codice di guerra si invoca Allah al rispetto per l’avversario. Il 24 giugno 1859, nel corso della 2° Guerra di Indipendenza italiana, a Solferino si consuma una delle battaglie più sanguinose dei XIX secolo. Trecentomila soldati appartenenti a tre eserciti: austriaco, francese e sardo-piemontese. Lo scontro è al massacro, sul terreno rimangono circa centomila fra morti, feriti e dispersi. I feriti sono trasportati a Castiglion delle Stiviere, il paese più vicino, in un piccolo ospedale e nella chiesa. Jean Henry Dunant, cittadino svizzero è sul posto per incontrare Napoleone III. Vede lo strazio e la carneficina negli eserciti nemici, uniti solo dalla sofferenza, aggravata dall’inesistenza della sanità militare. Rimane talmente colpito dalla situazione che decide di descrivere quanto stesse accadendo in quello che diventerà, poi, il suo testo fondamentale: “Un Souvenir de Solferino”, tradotto in più di 20 lingue. Dall’orribile spettacolo nasce in Dunant l’idea di creare una squadra di medici ed infermieri volontari preparati ad operare in zone di guerra, il cui operato potesse dare un apporto fondamentale alla sanità militare: la Croce Rossa.

Dal Convegno di Ginevra del 1863 nascono le Società Nazionali di Croce Rossa e la quinta nel mondo ad essere costituita è proprio quella italiana. Nella 1° Conferenza diplomatica di Ginevra, che termina con la firma della Prima Convenzione di Ginevra, dell’agosto 1864, viene sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario.

La formula Diritto Internazionale Umanitario, conosciuta con l’acronimo di DIU, si afferma a partire dal secondo dopoguerra, soprattutto per l’uso frequente che ne fanno i giuristi del Comitato internazionale della Croce Rossa nella elaborazione dei progetti che daranno luogo alle Convenzioni di Ginevra del 1949. Tanto per fare un esempio, nel corso della prima guerra mondiale si ebbero 26 milioni di caduti di cui il 50% di civili, non considerando le altre 26 milioni di persone rimaste menomate o traumatizzate in maniera irreversibile. Al termine della seconda guerra mondiale, tra truppe combattenti e civili vennero stimate oltre 54 milioni di persone che morirono al fronte, sotto i bombardamenti, nei campi di concentramento, negli eccidi di massa, nella repressione di rivolte, per malattia o per fame.

Ma con la seconda guerra mondiale i combattimenti non si fermano; dati del Ministero della Difesa attestano che nel periodo 1945-1999 ci sono state 25 guerre interstati che hanno provocato circa 3,3 milioni di morti in combattimento. Nello stesso periodo sono scoppiate altre 127 guerre civili e questa volta i morti sono stati ingenti: ben 16,2 milioni.

Questi dati dimostrano in maniera evidente che le guerre tra Stati, con o senza forme di interventi o di aiuti esterni, sono diventate  la principale forma di violenza organizzata negli scenari globali.

“L’argomento del libro introduce aspetti attualissimi – ha ricordato Carlo Toni Sindaco di Poppi – che ci toccano da vicino. Parlare di Diritti Umanitari che vedono l’intera collettività coinvolta in eventi bellici è sicuramente un richiamo alle coscienze. Per il genere umano è sempre più necessario che prevalgano e si affermino sentimenti di pace, fratellanza e giustizia contro la tragedia della guerra che reca solo  odio, violenza, terrore e morte. Sono pertanto grato agli autori per questa opportunità che ci viene offerta nella speranza che induca il genere umano ad una profonda riflessione su quanto accade e che invece, grazie all’impegno ed alla sensibilità di tutti, non dovrebbe mai accadere.”

“Lo scorrere il testo di questo libro – interviene Bruno Parca, Presidente del Rotary Club Casentino – ci mostra come l’attuale Diritto Internazionale Umanitario si fondi su principi di elevatissimo valore etico, quelli che hanno come oggetto il trattamento dei prigionieri di guerra, il trattamento dei feriti e la protezione delle persone civili in tempo di guerra. Sono le indicazioni espresse nelle 4 Convenzioni di Ginevra del 1949, integrate nel 1977 e che pongono limiti di legittimità ai comportamenti nei confronti del ‘nemico’, sia esso combattente che non combattente. I principi di civiltà su espressi sono anche quelli del Rotary International, associazione umanitaria che conta oltre 1.200.000 soci, uomini e donne che in più di 240 paesi si propongono di essere, attraverso la propria azione, motore di miglioramento di vita delle popolazioni vicine e lontane, del rispetto reciproco e della pace. Per questa ragione il nostro Club ha apprezzato e apprezza lo sforzo letterario, descrittivo e didattico, del proprio socio Edoardo Serata su di un argomento che tocca le nostre corde ancor più oggi, in questa nostra storia contemporanea”.

Tra i motivi di riflessione suggeriti dagli interventi dei relatori mi ha particolarmente colpito un aforisma del filosofo spagnolo George Santayana pronunciato nel lontano 1924 parlando a reduci della Grande Guerra ma reso celebre dal Generale Mac Artur, nel suo discorso di congedo dai cadetti dell’Accademia militare: “Solo i morti vedono la fine della guerra” e proseguì affermando che “… il soldato prega più di tutti gli altri per la pace, perché è lui che deve partire e portare le ferite e le cicatrici più profonde della guerra.”

In occasione della presentazione è stato possibile effettuare una donazione per l’Associazione “Casentino senza Frontiere” destinata ai profughi ucraini.

E’ doveroso ricordare che il 40% dei proventi ottenuti dalla vendita del libro di Franco Rimicci ed Edoardo Serata “Diritto Internazionale Umanitario – Una strada per la Pace” editore Edoardo Serata – Stampa Arti Grafiche Cianferoni , saranno devoluti all’AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro)

 

 

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