Voci dal Casentino, La Casa di Emma: a Farneta una comunità per i minori in difficoltà

Cooperativa “L’albero e la Rua” e la casa famiglia “La casa di Emma”

Quattro chiacchiere con Chiara Fabbri, educatrice professionale e coordinatrice della stessa comunità.

Non conosco personalmente Chiara Fabbri, ma da quel poco che ci siamo scambiate, mi è apparsa una giovane donna molto seria e attaccata al suo lavoro, che svolge con una cura e una presenza indicibili. Chiara mi ha dato la possibilità di conoscere e di conseguenza di farvi conoscere una cooperativa che opera da tanti anni in Casentino: “L’albero e la Rua” e de “La casa di Emma”, una casa famiglia che accoglie ragazzi minori per dodici mesi all’anno, e per ventiquattro ore al giorno.

Avevo sentito parlare spesso della cooperativa “L’albero e la Rua” ma poco della casa famiglia di cui sei educatrice professionale. Vuoi parlarmene?

“La casa di Emma” è stata inaugurata a maggio dell’anno scorso. Si tratta di un servizio fortemente voluto e realizzato dalla cooperativa sociale, “l’albero e la Rua”, appunto, che opera in Casentino e in Valtiberina da ormai vent’anni, offrendo servizi per l’infanzia, per minori fragili, per gli anziani, per la prevenzione e sviluppo di comunità, e inoltre cura un servizio di accoglienza per i cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.

Nello specifico “La casa di Emma”, è una comunità a dimensione familiare ed è fondata sulla base di provvedimento e/o intervento disposto dall’autorità giudiziaria o dei servizi sociali competenti per zona, ed accoglie minori per i quali la permanenza nelle famiglie d’origine, è praticamente impossibile. Tale servizio vale per ragazzi che vanno dai due ai quattordici anni, anche se possono essere accolti minori di età superiore, ma solo dietro attenta valutazione del caso.

Presumo che presso di voi si affaccino ragazzi con determinate problematiche. Questi, possono essere accompagnati anche dalle forze dell’ordine? Come funziona il tutto?

La modalità dell’ingresso del minore in comunità varia dal caso specifico, in alcuni casi è il tribunale dei minori con conseguente relazione socio – educativa del minore a presentare il caso, poi la richiesta viene discussa dall’equipe educativa della comunità che ne verifica la possibilità di inserimento. Capita però che possono verificarsi situazioni in cui necessiti l’intervento delle forze dell’ordine, può succedere in situazioni d’urgenza, ovvero quando il minore vive una condizione di pericolo per la sua integrità fisica e psichica, ed è in questo caso che è indispensabile che il minore venga accompagnato dalle forze dell’ordine.

Quante persone potete ospitare e che cosa offrite loro?

La comunità può ospitare un massimo di 9 minori, verso i quali mettiamo a disposizione La nostra conoscenza professionale ed esperienza. Oltre che dei singoli operatori e dell’intera cooperativa, anche dei collaboratori volontari, indispensabili alla realizzazione del progetto. Il PEI, (progetto educativo individualizzato) che comprende tutte le attenzioni sotto i profili di psicologia cognitiva e socio relazionale, gli permette di incamminarsi in maniera monitorata, verso la valorizzazione di sé stesso. Inoltre offriamo loro vitto e alloggio, vestiario se serve, cure sanitarie e l’acquisto di medicinali di base, attività del tempo libero, sportiva, e vari laboratori di espressione e istruzione scolastica, e coperture assicurative varie.

Oltre che educatrice sei anche coordinatrice almeno in questo periodo, raccontami in cosa consiste il tuo ruolo, anche a livello morale.

Attualmente sto sostituendo nel ruolo di coordinatrice della comunità, Lucia Martini. Sostanzialmente il coordinatore è il responsabile di tutti quegli aspetti educativi tecnici e organizzativi che assicurano il buon andamento della struttura, In più questo ruolo copre la supervisione del programma dell’attività educativa e della promozione del lavoro di equipe. Tutto questo da un punto di vista morale non è semplice, perché quando si ha a che fare con la violenza e il maltrattamento, l’abuso e la conflittualità familiare, l’abbandono o comunque la grave emarginazione, c’è sempre il rischio di cadere nel giudizio o di incorrere nel pregiudizio. Sostanzialmente noi siamo dei ponti tra ciò che è stato per loro e ciò che sarà, per cui dobbiamo farli sentire accolti, aiutarli ad acquisire gli strumenti necessari a una crescita serena, trasmettere loro una certa dimensione familiare, facendoli però restare consapevoli che la loro condizione presso di noi è momentanea.

Come si sostiene la casa famiglia e perché siete a Farneta nel comune di Bibbiena, si tratta di un caso o di una scelta?

“La casa di Emma” è sostenuta dalle rette definite all’interno delle singole convenzioni stipulate con gli enti invianti. Inoltre, per lo sviluppo di una rete nel territorio è fondamentale il sostegno che le diverse realtà territoriali continuano a darci, per questo non smetteremo di ringraziare associazioni come: “Agnese con noi”, “Casentino senza frontiere”, il sig. Fernando che volontariamente si prende cura del parco, Arianna, parrucchiera di Soci, i titolari della farmacia di Soci e tutti coloro che ci sono vicini giornalmente. Comunque Farneta non è casuale. Il primo passo fatto dalla cooperativa è stata una ricerca sul territorio, per individuare un alloggio che rispondesse agli standard regionali richiesti, oltre ad essere di facile accesso per genitori, volontari e tutti coloro che desiderino far visita ai ragazzi. Inoltre ciò che ha guidato la cooperativa nell’individualizzazione del luogo dove potere far nascere la casa famiglia, è stata la voglia di offrire a coloro i quali si trovano temporaneamente in una situazione difficile, un luogo per la sua bellezza strutturale e paesaggistica, che potesse conferire benessere e far sentire accolti, ed indubbiamente questa struttura immersa nel verde e con un panorama mozzafiato, risponde a questa esigenza.

Un altro aspetto che ha portato alla scelta di Farneta è sicuramente la storia intrinseca alla struttura stessa, dalla quale è stato ripreso il nome: “La casa di Emma”, ovvero Emma Perodi.  Al tal proposito, come sappiamo, il testo “Le novelle della nonna” prende corpo proprio dal paese in questione, infatti nell’ampio focolare, presente nella nostra casa, nonna Regina si sedeva circondata dai nipoti e raccontava loro novelle.

Gli ospiti quanto tempo possono rimanere presso la struttura e come ci si sentono?

Gli ospiti possono rimanere per il tempo necessario a far sì che le condizioni familiari – o personali che sono la causa del procedimento, ritornino idonee. Tendenzialmente non oltre il diciottesimo anno di età, salvo diversa disposizione del tribunale dei minori, che col provvedimento può confermare il collocamento in comunità oltre il compimento della maggiore età. Può accadere che il minore decida volontariamente di allontanarsi, e in questo caso, il coordinatore della comunità di accoglienza è tenuto a notificare tempestivamente quanto accaduto alle forze dell’ordine e ai servizi socio territoriali che hanno disposto l’inserimento del minore stesso.

Come dicevo prima noi operatori e tutta la cooperativa “l’albero e la Rua”, ma anche le diverse realtà territoriali, pubbliche o private, dall’associazionismo che ci ha sempre sostenuto fin dal principio, al singolo cittadino, cerchiamo di offrire ai ragazzi un contesto che risulti il più possibile accogliente e non giudicante, dove i minori possano sentirsi delle persone, e non casi sui quali lavorare, in maniera tale da vivere la comunità, non come una struttura ma come una famiglia tra le famiglie.

Raccontami a ruota libera

“La casa di Emma” in quanto comunità per minori, è una realtà nuova per il territorio e ancora troppo poco conosciuta. E’ vero che in un momento storico come quello che stiamo vivendo la livello mondiale a seguito dell’emergenza sanitaria del covid 19, sono state sospese, giustamente, tutte le attività extra che richiedono il coinvolgimento del mondo esterno che è di vitale importanza per la nostra struttura, però è altrettanto vero che abbiamo bisogno della vicinanza di tutti per favorire la continuazione di questo progetto sul quale la cooperativa ha investito tanto e continua a farlo. Ci auguriamo che nel momento in cui potremo ritornare ad organizzare attività, eventi o iniziative utili a sostenere il progetto, potrà esserci nuovamente la vicinanza di tutto il territorio, oltre a coloro i quali, lo stanno facendo da sempre. A tal proposito un grazie a tutti coloro che internamente vi lavorano, ossia educatori, animatori, assistenti di base e operatori che quotidianamente mettono a disposizione la loro professionalità, impegno, dedizione e passione per la prosecuzione del servizio e il benessere dei ragazzi.

Chiara ha saputo descrivere molto bene l’importanza di questa realtà, e ha dovuto farlo omettendo tanta descrizione a causa dello spazio della nostra pagina, che è già “fuori misura”, ma la sua determinazione e soprattutto l’amore per il suo lavoro, ha fatto sì che ciò che ci ha raccontato per portarci il più possibile a conoscenza della realtà de “La casa di Emma” ci si sia infilato diritto nel cuore, e per questo si sia lasciato comprendere molto bene.

Grazie Chiara!