“Voci dal Casentino”: Sara Lovari e il suo atelier

Sara Lovari

 

Troppe volte abbiamo ripetuto che il Casentino è culla di artisti di ogni genere, ma una in particolare ormai viene riportata da voci altisonanti. Ognuno di noi conosce ed è fiero della particolare manualità e fantasia di Sara Lovari, giovane artista che ormai da anni ha lasciato la sua firma in svariate parti del mondo. L’estro di Sara si distingue perché ci racconta il sapore di altri tempi, tempi polverosi e ovattati di quella patina che solo gli anni sanno apportare a tutte le cose.

Di questa nostra artista hanno raccontato in tanti, io personalmente ho rimandato più di una volta di andare a trovarla nel suo nuovo atelier di Poppi, ma poi i panni bianchi che questa estate hanno caratterizzato il centro storico, mi hanno richiamato, e grazie a questa curiosità, eccomi a raccontarvi di Sara Lovari.

Sara, il tuo atelier si trova in una strada a dir poco affascinante di Poppi, quella strada che porta al castello e che credo tu abbia ulteriormente impreziosito. Come è lavorare nel tuo paese?

Anche se ero in altri posti – racconta, – sono sempre stata in Casentino in realtà. Ho iniziato ad accarezzare la mia arte procurandomi oggetti di casa, oggetti di uso domestico, tipo: vecchi macinini, ombrelli dismessi, abiti che poi ho ricreato con carte antiche, e così via, materiali di cui il Casentino è pieno, ed anche se spesso il mio lavoro mi ha portato lontano, io non l’ho mai lasciato del tutto. Comunque tornare a casa è stato davvero bello, qui c’è l’aria che voglio respirare, qui c’è la mia aria!

Entrare nel tuo atelier ci dà la misura della tua originalità. Mi piacerebbe che ti definissi con un aggettivo.

Instancabile, sono un instancabile. Io utilizzo tutto di me: gambe, braccia, testa, quando finisce la mia giornata lavorativa sento che ancora avrei idee da portare avanti, in pratica le ore non mi bastano mai e la mia voglia di espressione è inesauribile, e perciò il tempo mi stringe sempre. Sostanzialmente non riesco mai a dire di no alle nuove proposte, e non mi precludo nessun tipo di avventura.

Come è andata l’estate appena passata con le problematiche del periodo Covid-19?

Devo dire che per essere il primo anno in pianta stabile a Poppi, ho incontrato tante realtà vive, attive e produttive, ho trovato così tanta energia che non me l’aspettavo. Mi sento di dire che la nostra vallata va oltre. Tante attività sono venute a cercarmi per dare una faccia nuova alla loro realtà lavorativa e questo è stato del tutto inaspettato. C’è voglia di nuovo, nonostante il periodo, tanti giovani hanno investito o portato avanti il lavoro dei genitori, o si sono inventati qualcosa nonostante il momento. Esattamente come me, che nonostante questo periodo rischioso e a dir poco faticoso, ho aperto la mia mostra, il mio atelier.

Che progetti hai per l’immediato futuro?

In realtà non sono alla ricerca di niente perché mi piace stare ad aspettare nel buio mentre piano piano si accendono tante lampadine. Qualche anno fa mi adoperavo per fare mostre e quant’altro, oggi me ne sto ferma ad aspettare che qualcosa si muova intorno a me. Comunque, il 23 di ottobre sarò a Torino al festival “Paratissima”, poi alla mostra di arte contemporanea di Pietrasanta con “Opere su carta”, dove ci saranno artisti del livello di Botero, Lorenzo Malfatti e tanti altri. Il prossimo anno, Covid permettendo, andrò in Europa. Inoltre ho un progetto importante con un grosso architetto di Milano e un paio di progetti entusiasmanti con delle aziende locali, poi la mostra di “Koart Gallery” di Catania. Insomma, parto con niente e arrivo in fondo all’anno che ho il mondo. Queste sono le lampadine che si accendono nel buio.

Poppi questa estate è stata diversa con le distese di indumenti bianchi appesi da una finestra all’altra, da un muro all’altro del paese, immagino ci sia il tuo zampino?

E’ stato per aiutare la proloco di Poppi che quest’anno non ha potuto fare “Il gusto dei Guidi”, che ci siamo fatti venire in mente qualcosa di originale. Gli indumenti sono stati raccolti dagli abitanti del comune, in modo tale da renderli partecipi, e lo sono stati. All’inizio sembravano soltanto panni stesi, invece con un’occhiata più attenta tutto è andato oltre. Negli indumenti c’erano stampate parole che davano emozioni, parole di poesia visiva che abbiamo usato e sentito più volte durante il lockdown, quando la vita era raccontata soltanto dai panni alle finestre appunto, panni testimoni del fatto che all’interno c’era la gente, mentre per le strade non c’era nessuno. Abbiamo pensato al bianco per quel senso di purezza che il bianco sa dare.

Personalmente sono molto orgogliosa di saperti tutta casentinese, invece per te quanto conta?

Essere casentinese è un po’ la base di tutto. Sono molto legata al mio territorio, adoro il nostro parco Nazionale e ciò che posso vedere da casa mia. Posso godere di Castel San Niccolò e se vi arriva un temporale, o se piove a Chiusi della verna, ho il mondo ai piedi, un mondo di straordinaria bellezza. Devo dire che tutto ciò mi ispira davvero tanto. In più lavoro con oggetti d’altri tempi, di cui il nostro Casentino è gremito, perché a tutti più o meno piace conservare ciò che è stato dei nostri nonni e bisnonni. Mi sento di dire che lavoro con la polvere del tempo, perché anche nella ricerca del passato si può trarre poesia visiva, e per me è fondamentale. Comunque io non sono mai contenta e per questo cerco sempre qualcosa di più, e per il mio lavoro non mi stanco di cercare. Ne cerco la luce, gli odori, cerco la polvere, le ombre perché tutto è in grado di arricchire qualcosa e tutto mi serve.

Il tuo obiettivo?

Il mio obbiettivo è quello di scrivere un piccolo rigo in una pagina di arte contemporanea. Mi piacerebbe lasciare un messaggio, e credimi, non è per appagare il mio ego ma perché a qualsiasi artista piacerebbe ottenere questa soddisfazione. Il museo è il sogno di qualsiasi artista che vuole fare l’artista, il museo significa: lasciare per sempre lì qualcosa di me, perché il museo è l’ambientazione naturale dell’artista. In fondo io mi racconto con quello che faccio e il non essere mai contenta mi porta ad arricchirlo sempre di più.

Sara Lovari è una forza della natura, in lei non esiste negatività alcuna, neppure in un momento così, anzi mi raccomanda di lasciare un messaggio di forza ai nostri lettori, mi chiede di dirvi di non demordere perché gli italiani hanno attraversato guerre ben più crudeli, di dirvi che ci dobbiamo reinventare, che dobbiamo stringere i pugni e andare avanti e che ci rialzeremo presto anche dal Covid 19 e che…

Sara è così, e come vi dicevo sopra, è una vera forza della natura, una giovane donna che ripiega i suoi sentimenti, le sue sensazioni in oggetti che ne sono “pregni”, infatti, basta guardare bene per accorgersi quanto siano pieni di lei!

Grazie Sara, grazie davvero di avermi accolto nel tuo atelier e di esserti così fatta conoscere più a fondo, di avermi lasciato frugare nella tua creatività più profonda e di avermi fatto avvertire quella fierezza che si prova per qualcuno dei “nostri”, perché tu lo sei veramente… quella Sara Lovari che ci porta nel mondo!

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Marina Martinelli
Marina Martinelli nasce a San Piero in Frassino nel dicembre 1964. Oggi vive e lavora a Poppi con la sua famiglia, condivide un salone di parrucchieria col marito Claudio Barolo e ha due figli che ritiene i suoi “gioielli”, Lenny di 31 anni e Claudia di 13. La sua più grande passione è la scrittura, infatti Marina ha pubblicato 3 libri, due, di brevi storie che raccontano le problematiche di tutti i giorni, raccontate in maniera tale che possano dare un messaggio anche ai ragazzi più piccoli. I libri di novelle si intitolano: “Le brevi novelle della Marina” e “L’uomo alla finestra”. A settembre di quest’anno ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Occhi cattivi”, una storia che lancia un messaggio forte e purtroppo attuale, infatti il libro parla di abusi ai minori. Marina collabora da anni con Casentino Più, un magazine locale casentinese che l’ha aiutata ad allenare la sua scrittura, dal quale trae grande soddisfazione.