L’inaugurazione della mostra segna la tappa centrale di un lungo percorso di scoperta e conoscenza reciproca che, nel corso di un periodo di residenza, ha coinvolto sei giovani cittadini del mondo: tre artisti europei attivi in Toscana e tre rifugiati africani.
Il progetto, ideato da Paolo Fabiani e Rossella Del Sere – HYmmo Art Lab di Pratovecchio, è promosso dall’ Unione dei Comuni Montani del Casentino nell’ambito delle attività della Rete Ecomuseale del Casentino ed è sostenuto dalla Regione Toscana – Giovanisì, bando Toscanaincontemporanea 2018, dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, dall’Amministrazione Comunale di Pratovecchio Stia, dalla Fondazione Giovanni Paolo II e da Borri spa, con il patrocinio del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.

“La terza edizione di Stand Up for Africa”, commenta Eleonora Ducci, assessore alla cultura e all’Ecomuseo dell’Unione dei Comuni del Casentino, “ha ancora una volta portato le emergenze umanitarie, le crisi geopolitiche e le dolorose questioni sul destino dei migranti in uno spazio di dialogo e comprensione, sotto il segno dell’espressione artistica. Nel corso della residenza i sei giovani coinvolti sono stati guidati nei luoghi simbolo del territorio casentinese, contrassegnati da una natura incantata, da una tradizione di profonda spiritualità e dalla grazia dell’arte, per trovare in questa esperienza il terreno comune sul quale nascono le opere e i progetti presentati nella mostra curata da Pietro Gaglianò”.

Incontri, visite ai siti storici, escursioni nella natura, ma anche momenti di quotidiana condivisione, a volte a dispetto delle barriere linguistiche, si sintetizzano in una serie di opere, con diversi linguaggi e diversi medium, che indagano il senso arcano di una Natura naturante: una natura creatrice che, secondo le sensibilità dei singoli, si estende come divinità, come forza primitiva, o come lo scandalo dell’arte. E qui, in questa dimensione, nell’offerta senza pegno che l’arte porge al mondo, si sono depositati i giorni e le esperienze di questo incontro.

La mostra, negli spazi di HYmno Art Lab, presenta quindi opere individuali ma tutte informate da una collaborazione intellettuale e immaginativa. Così, il lavoro di Marina Arienzale, una riflessione sulla madre (la natura, la madre come divinità, la genitrice), ruota attorno a una frase pronunciata da Mouhamed Yaye Traore e dipinta nello stile originale di Peace Alufokhai. Con questo stesso stile Peace ha rielaborato alcune opere dall’iconografia rinascimentale, mentre Mouhamed si è cimentato con il potenziale dell’argilla modellata. Albien Alushaj ha ritratto alcuni dei suoi compagni di viaggio e in mostra proporrà un’azione che denuncia il bisogno di libertà e parla di come una grande passione può mettere le ali. Daniela Pitrè ha incontrato Dian Foula Toure in una serie di azioni corporee, documentate e presentate in mostra come video e foto.

Se osservate nella prospettiva della densità del tempo e della complessità dei rapporti intercorsi durante la residenza, torna alla mente quanto scritto da Joseph Beuys, artista di grande spiritualità, pedagogo e attivista per i diritti civili connessi in un rinnovato rispetto per la natura: le opere sono relitti. Ma relitti necessari, sopravvivenza visibile e ancora attiva del processo creativo che infiamma l’esperienza dell’arte.

Tra le iniziative collaterali realizzate nell’ambito del progetto segnaliamo:

13 ottobre, ore 16,30. Santuario de La verna “Light blue” inaugurazione di alcune installazioni di Gianluca Tramonti nei chiostri interni del Santuario ispirate alle opere di Andrea e Luca della Robbia.

Tramonti, giovane artista livornese ha partecipato a SUFA 2016, studente presentato dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, a SUFA 2017 come giovane artista, ha lavorato alla Cisterna di Montemignaio ad un opera realizzata insieme a migranti e persone del luogo. Quest’anno avrà la possibilità con SUFA 2018 di esprimersi al massimo in una location d’eccezione di altissimo livello come il Santuario de La Verna.

21 ottobre nel pomeriggio alle ore 17 presso HYmmo Art Lab di Pratovecchio Stia (AR) Human Libray un progetto dell’associazione Culturale Pandora di Montevarchi.
Human Library o Biblioteca Vivente, con lettori, bibliotecari e un catalogo di libri che in realtà sono persone in carne ed ossa che si raccontano. Questi “libri viventi” vengono “presi in prestito” per la conversazione: ogni lettore sceglie il suo libro. Il progetto internazionale nasce in Danimarca nel 2000, a seguito di un fatto di cronaca a sfondo razzista a cui l’associazione ” Stop the Violence” con appunto questo progetto, ha voluto dare una risposta diversa ma profonda.

Comunicato stampa
25 settembre 2018