Beatrice Paoletti, dal Casentino alla scuola politica di Matteo Renzi

Un intervento di Beatrice Paoletti alla scuola "Meritare l'Italia" di Matteo Renzi

Lei si chiama Beatrice Paoletti, ha 22 anni, è casentinese (di Rassina per la precisione) e quest’anno è stata selezionata per partecipare alla scuola politica “Meritare l’Italia” di Matteo Renzi: un’importante occasione formativa che si è tenuta ad agosto a Castelvecchio Pascoli in Provincia di Lucca. Beatrice è una ragazza appassionata, con le idee ben chiare, che ama le lingue straniere (e infatti ha frequentato il Liceo Linguistico di Arezzo), ha già conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche con indirizzo in Studi Internazionali all’Università di Siena e adesso è iscritta all’ultimo anno della Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso il dipartimento di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze. L’abbiamo incontrata per farci raccontare che tipo di esperienza ha vissuto e cosa vuol dire, per lei, così giovane, fare politica oggi.

Beatrice, quando nasce la tua passione per la politica?

In tutta sincerità devo dire che da piccola chiedevo ai miei genitori di non guardare il telegiornale perché sapevo che si sarebbero messi a litigare su questioni che non riuscivo a capire. Tuttavia, un primo indizio del mio interesse per il mondo politico, di cui però non ero consapevole, viene da un’esperienza alle scuole medie. Durante il corso di giornalismo decisi quasi istintivamente di scrivere un breve articolo sulla campagna elettorale di Barack Obama che con il suo “Yes, we can” mi aveva conquistato. Le discussioni in famiglia con il telegiornale acceso, alcuni spunti nelle lezioni di Storia sulla nascita della nostra Repubblica, dell’Europa e delle Nazioni Unite sono pezzi del puzzle che compongono i miei attuali interessi e ambizioni per il mondo della politica.

C’è poi un aneddoto che ha determinato una svolta nella mia risposta alla domanda: “Cosa vorresti fare da grande?”. Mi piaceva immaginarmi un’interprete ed avevo già chiaro il mio percorso di studi, poi, alcune parole dette ad un megafono durante una manifestazione di “protesta” contro la mancata accensione dei termosifoni nel nostro Liceo mi hanno fatto cambiare idea. Non volevo tradurre quello che altri dicevano, volevo essere io a dirlo con l’obiettivo di rendermi utile per una comunità (magari non solo sulla questione dei termosifoni!). Per questo mi sono iscritta a Scienze Politiche con indirizzo in Studi Internazionali all’Università di Siena e dopo la laurea triennale, conseguita nel Settembre 2018, sono adesso all’ultimo anno della Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso il dipartimento di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze.

Perché hai deciso di partecipare alla scuola politica di Matteo Renzi?

Ho deciso di inviare la candidatura perché non volevo perdere un’opportunità. Un’opportunità unica non solo di essere a stretto contatto con parlamentari e senatori, ma anche di conoscere tanti altri ragazzi e ragazze che come me sono interessati alla politica del nostro paese. La scuola “Meritare l’Italia” aveva come obiettivo primario quello di permettere ai ragazzi e ragazze (in egual numero) di riflettere in chiave critica sulle sfide economiche, sociali, ambientali e demografiche dell’Italia e del mondo che tutta la politica, a prescindere dal colore, dovrebbe davvero affrontare. Dopo aver perso alle recenti elezioni comunali di Castel Focognano in cui mi ero candidata come consigliere, avevo un po’ perso la voglia di mettermi in gioco. Questa scuola ha rappresentato quindi un nuovo tentativo per capire quanto la politica facesse per me e quanto io fossi portata per la politica, con un risultato inaspettato e assolutamente positivo.

Sappiamo che sono stati selezionati circa 200 giovani su oltre 1000 aspiranti. Quindi già questa dovrebbe essere stata una bella soddisfazione. Come sei stata selezionata?

Una bellissima soddisfazione. La selezione è stata effettuata sulla base delle domande contenute nel modulo di candidatura online. Ci veniva chiesto di raccontare 3 esperienze significative della nostra vita, di esprimere quello che ci aspettavamo sulla scuola e di riassumere in una parola tramite un video il più grande sogno per il futuro. Le 3 esperienze che ho deciso di raccontare sono la scena del megafono in tutta la sua semplicità, la decisione di candidarmi in Comune e la sconfitta e la mia esperienza di Stage dello scorso anno nell’ufficio della Regione Toscana di Bruxelles che si occupa dell’efficace coordinamento della Regione con le Istituzioni Europee. La parola che ho scelto per il video è “Rispetto” perché secondo me stiamo vivendo un pericoloso fenomeno di “rifiuto” della competenza. Sempre più spesso la competenza, ad esempio in ambito scientifico, ma non solo, viene messa in discussione insieme ad una sfiducia nelle istituzioni e nei valori su cui ci siamo basati fino ad ora. Mi piacerebbe per questo che il rispetto per le competenze, per il merito, i ruoli e le istituzioni fosse di nuovo in primo piano nel nostro futuro.

Raccontaci che tipo di esperienza è stata, cosa hai imparato e se ne sei riuscita arricchita.

Sicuramente è stata un’esperienza di formazione grazie alla eterogeneità degli ospiti che ci hanno appassionato con i loro interventi e la loro disponibilità di fronte alle nostre tantissime domande. Gli interventi spaziavano dall’economia al sociale, dalla demografia all’intelligenza artificiale, dalle riflessioni sulla crisi di governo alla gestione dei Comuni, dai successi con la Nazionale femminile di Calcio alla sostenibilità ambientale. I ritmi erano serratissimi con poche pause che comunque ci hanno permesso di avere del tempo per confrontarci tra noi ragazzi, conoscerci e scambiarci opinioni e consigli. I background di noi ragazzi e ragazze erano assolutamente vari sia in termini di formazione che di esperienze di vita: alcuni vivono all’estero, altri hanno viaggiato per studio e lavoro, alcuni sono amministratori locali, altri come me si sono candidati senza successo. Lo spazio di confronto con gli ospiti, tra di noi, con Matteo (era obbligatorio dargli del tu) e con gli altri parlamentari mi ha indubbiamente arricchito e stimolato nel continuare sia nella mia formazione scolastica che nei miei interessi extra-università. Ho apprezzato molto l’atteggiamento informale di Matteo e dei parlamentari, pronti a ricevere consenso e critiche da noi ragazzi. Il messaggio con cui la scuola si è conclusa è che dobbiamo puntare al meglio, essere curiosi perché anche la politica ha bisogno di giovani per avere finalmente prospettive politiche di lungo termine, ma nulla viene senza fatica, nulla viene senza rischiare.

Molti giovani, per vari motivi, sono diffidenti verso il mondo della politica e se ne tengono alla larga. Per te sembra che non sia così. Come ti vedi da grande? Quale sarebbe il tuo sogno?

Difficile dire come mi vedo. A breve partirò per Parigi grazie al progetto Erasmus e terminerò i miei studi presso l’Università Parigina “SciencesPo”. Lo sbocco naturale della mia formazione è l’ambito della diplomazia e delle Organizzazioni Internazionali. Mi piacerebbe tentare delle esperienze di stage nelle Agenzie dell’ONU, come l’OMS, o nelle Istituzioni Europee che mi porterebbero a trascorrere altri periodi di formazione all’estero. Non voglio comunque precludermi nessuna strada possibile, né il ritorno in Italia. Continuerò sicuramente ad affiancare la mia inclinazione per l’ambito Europeo ed extra-EU all’interesse per le sorti del nostro Paese impegnandomi nelle iniziative politiche assolutamente valide come la Scuola “Meritare l’Italia”. Non voglio escludere a priori di impegnarmi più precisamente in un partito o in altre attività civiche; credo di avere ancora un po’ di tempo prima di rientrare nei “grandi” e prendere una strada ben precisa, chissà!