Chiusura della RSA di Stia: intervista al sindaco Caleri

Negli ultimi giorni si è molto parlato della chiusura della RSA San Carlo Borromeo di Stia e del conseguente disagio che ne è derivato per gli anziani ospiti e per i lavoratori della cooperativa che gestiva la struttura. Ha fatto molto scalpore anche la vicenda giudiziaria che ha coinvolto 3 dirigenti della R.E.S.E.S (la cooperativa capofila che gestiva la struttura di Stia, ndr) arrestati per evasione fiscale. Al di là della vicenda giudiziaria, che forse ha complicato le cose, ma non è causa diretta della chiusura della struttura per anziani, abbiamo intervistato il sindaco di Pratovecchio Stia Nicolò Caleri, per fare un po’ di chiarezza sulla vicenda. Ecco cosa ci ha raccontato.

Sindaco Caleri, cominciamo dall’inizio e riassumiamo la vicenda in modo da informare anche coloro che non l’avessero seguita nei dettagli.

La problematica legata alla R.S.A. di Stia comincia nell’aprile 2019 quando, da parte della Misericordia e della Asl, i due proprietari dello stabile della San Carlo Borromeo (l’immobile in cui è ospitata la RSA è per 2/3 della Misericordia di Stia e per 1/3 della ASL, ndr) viene realizzata una perizia tecnica che ha fatto emergere una carenza strutturale di natura statica oltre che sismica subito segnalata al gestore, la R.E.S.E.S. Ad agosto 2020, quindi, viene organizzato un incontro al teatro Antei, al quale partecipo come sindaco, nel quale la R.E.S.E.S. informa i parenti degli ospiti e i lavoratori che a seguito della perizia e dei problemi evidenziati, avrebbero cercato di realizzare una nuova struttura. In un primo momento, R.E.S.E.S., ipotizza di ristrutturare l’attuale immobile, poi, dall’analisi dei costi, si rende conto che non è conveniente e decide di realizzare una nuova struttura dando, tra l’altro, come termine, dicembre 2020. Dopo alcune ipotesi presto scartate, R.E.S.E.S. individua come immobile da ristrutturare un ex mobilificio a Stia, ma a dicembre 2020 ancora il progetto non si concretizza come promesso. R.E.S.E.S., però, conferma che entro giugno 2021 avrebbe spostato gli autosufficienti in via Montalbano e i non autosufficienti presso l’ex mobilificio ristrutturato. Nel frattempo, parallelamente a questo, mentre le trattative con i proprietari del mobilificio andavano avanti, R.E.S.E.S. presenta anche un progetto per la realizzazione di un immobile ex novo, una struttura da 50/60 posti vicino alla stazione di Stia dove prima c’erano le scuole medie ora demolite. Il progetto viene presentato in comune, va in commissione edilizia e viene approvato. Quindi sembra che tutto stia procedendo per il verso giusto, ma, in realtà, nulla si realizza. E arriviamo a giugno 2021.

A questo punto, però, viene fatta un’ulteriore perizia, giusto?

Sì, essendo passati quasi due anni dalla precedente perizia, l’ingegnere che l’aveva realizzata, nella primavera scorsa compie un’ulteriore analisi della struttura ed emergono delle criticità specifiche su alcune parti dell’immobile che, secondo l’ingegnere, sono più a rischio di altre. Quindi la Misericordia, raccomanda alla gestione un’attenzione particolare nell’uso della struttura, come per esempio il divieto di passaggio e di permanenza in certi luoghi ritenuti a rischio come il refettorio e tutto il primo piano. La Misericordia scrive inoltre a R.E.S.E.S. intimandole di abbandonare lo stabile perché non ha più i requisiti per ospitare gli anziani. E questo è l’atto formale che tra due privati definisce la questione. Successivamente, il 9 giugno, la Commissione Multidisciplinare della Asl esegue un’ispezione nella struttura e rileva che le indicazioni della perizia sono state disattese, pertanto la Commissione redige un atto ed esprime ufficialmente parere sfavorevole al rinnovo dell’autorizzazione. In altre parole la commissione della Asl dice: questa struttura non è più idonea ad ospitare una R.S.A.

A questo punto entra in gioco lei come sindaco.

Sì, perché questo tipo di autorizzazione viene concessa dal sindaco tramite il Suap e quindi anche un’eventuale revoca deve seguire lo stesso iter. Quindi la Asl invia a me il fascicolo. Il che non è altro che un atto formale perché dal momento che la Asl, l’organo di controllo, non ritiene la struttura idonea, io non posso fare altro che avviare l’iter che porta alla revoca dell’autorizzazione. Nello specifico la legge prevede che dopo il parere negativo della Asl, il gestore (R.E.S.E.S., ndr), ha 15 giorni di tempo per presentare le proprie osservazioni. In questo lasso di tempo, a seguito della vicenda giudiziaria di cui tutti siamo a conoscenza, subentra in R.E.S.E.S. un nuovo amministratore che, in una riunione ufficiale e verbalizzata, dichiara di non voler proseguire a gestire l’R.S.A. in quella struttura e di conseguenza che avrebbe provveduto velocemente a trovare un’alternativa.

Allo stato attuale delle cose dove sono stati sistemati gli ospiti?

Attualmente la maggior parte degli ospiti è stata spostata nella R.S.A. di Poppi gestita dalla cooperativa Elleuno, mentre qualcuno, per propria comodità, ha preferito scegliere altre strutture. Nello specifico 21 ospiti sono stati trasferiti a Poppi, 3 presso la Guillichini di Arezzo, 2 sono stati ricoverati a causa delle loro condizioni di salute e infine 3 sono stati spostati o presso la propria abitazione o in altra R.S.A. Gli spostamenti sono ovviamente stati concordati con le famiglie e voglio ringraziare la Dott.ssa Nocentini dell’Unione dei Comuni che ha svolto un eccellente lavoro insieme alla Asl e al comitato dei parenti per garantire le migliori condizioni di trasferimento.

E i dipendenti della cooperativa?

Per i dipendenti i sindacati stanno trattando sul loro reimpiego in altre strutture. L’amministratore attuale di R.E.S.E.S. ha prospettato anche una riassunzione in Elleuno di alcuni dipendenti vista anche la maggior mole di lavoro per la gestione dei nuovi arrivati. La situazione, in ogni caso, è attualmente in evoluzione e potrò avere notizie certe più avanti, anche perché ovviamente sono in continuo contatto con i sindacati. Pubblicamente, comunque, nella riunione che abbiamo avuto lunedì scorso al teatro Antei, il nuovo amministratore di R.E.S.E.S. si è impegnato a cercare una ricollocazione per tutti i dipendenti.

Parliamo adesso delle sue responsabilità. Molti l’hanno chiamata in causa, lei cosa risponde?

Tutta quello di cui abbiamo parlato è una vicenda tra soggetti privati nella quale, come sindaco, non ho nessuna possibilità di entrare. E lo dico chiaramente perché mi sono confrontato anche con il Prefetto che mi ha confermato che non ho nessuna arma per interferire in questa situazione. Qui stiamo parlando di un privato proprietario che dice ad un privato gestore di abbandonare una struttura residenziale per anziani perché la struttura stessa non ha più i requisiti per ospitarla. Una trattativa tra privati nella quale io non posso intervenire in nessuna maniera. Ovviamente, come sindaco, ho cercato di parlare con tutti i soggetti e di trovare soluzioni alternative insieme a loro, ma come atti ufficiali non era in mio potere fare alcunché. Come ho ribadito qui stiamo parlando di un proprietario che intima l’abbandono di una struttura perché non è più sicura e di un gestore che dice, sì, la stiamo costruendo e non appena sarà pronta sposteremo tutti i degenti. È chiaro che i tempi si sono dilatati e nulla è stato portato a compimento, ma, ripeto, in tutto questo non potevo e non posso fare nulla. Oltretutto, R.E.S.E.S. si è mossa in tal senso presentando progetti e addirittura comprando il terreno vicino alla stazione di Stia dove sarebbe dovuta sorgere la nuova struttura. Quindi, personalmente, avevo anche delle prove che la cooperativa aveva intenzione di risolvere la situazione. Poi, però, passava il tempo e nulla veniva realizzato e di fronte alle nostre sollecitazioni venivano addotte varie giustificazioni. Ma come sindaco non posso intimare ad un soggetto privato di costruire una struttura quando lo dico io. Posso fare delle pressioni, cosa che ho fatto, ma non posso certo obbligare nessuno. E non posso neanche intervenire sulla questione della casa di riposo San Carlo Borromeo, perché la pericolosità della struttura non è una pericolosità su suolo pubblico sulla quale avrei voce in capitolo. Un’insufficienza statica su una struttura privata, certificata da una perizia di parte, come mi ha confermato il Prefetto, non porta il sindaco ad avere elementi di intervento in quanto i privati stessi possono adire il giudice per ottenere un ordine coattivo di sgombero. Nel momento conclusivo della vicenda, poi, la R.E.S.E.S. mi ha inviato la comunicazione di abbandono volontario della struttura prima della scadenza dei 15 giorni per le osservazioni, quindi il procedimento si è interrotto senza bisogno di arrivare a un mio atto di revoca dell’autorizzazione.