Ciao Don Francesco: Badia Prataglia piange il suo parroco

Foto di Marco Agnoletti - Settembre 2018- L'ultima Cresima celebrata da Don Francesco

Un prete di montagna che ha accompagnato una comunità per ben 51 anni. Mezzo secolo, un tempo lunghissimo, densissimo, durante il quale questo pastore – e lui ha reso carne questa espressione– ha saputo dare conforto in molti momenti tristi, ma anche essere al centro di quelli felici.

Don Francesco resterà nel cuore di noi ex bambini, poi adolescenti, che con lui abbiamo conosciuto tante ritualità, quelle di un paese che intorno alle festività cristiane ha scandito il suo tempo. Un parroco che ha saputo sempre guardare avanti, accogliere, capire.

Per la scorsa Festa dei Fochi si è reso disponibile ad aiutare i bambini a fare il piccolo fuoco davanti alla Chiesa; la sera ha raccontato loro il significato di questa speranza sempre accesa e poi, a noi mamme, ha detto che voleva imparare ad usare whatsApp perché “oggi bisogna saper fare anche questo”. Insomma, non ha mai indietreggiato per stare in mezzo a tutti, giovani in primo luogo. Il suo ruolo lo conosceva bene e lo ha saputo reinventare facendosi mezzo del cambiamento: l’arrivo di tante persone “nuove” nel paese, ma anche la crisi di una comunità che si è dovuta ritrovare piano, piano e non senza dolore.

I ricordi sono tanti. Noi badiani siamo un popolo, non c’è niente da fare. Abbiamo un’identità forte, e ne siamo orgogliosi. Questo Don ci ha saputo ben rappresentare, guidare, amare. Il ruolo che ha avuto Francesco nell’asilo del paese, è un esempio forte che vale per tutto. Lui sapeva bene che una comunità si mantiene viva partendo da lì.

La stessa cosa ha sempre fatto per le tradizioni. Francesco se ne è andato in un momento speciale. Da novembre a Badia iniziava il fermento per il Natale e quasi ogni sera, noi adolescenti, ci trovavamo in chiesa chi a fare prove per il coro di Natale con Moreno ( oggi stimatissimo cardiologo), chi a fare il Presepe nella cripta. Francesco era il regista di tutto questo. Dalla chiesa, tra canti e stecche, ci divertivamo a sentire le risate dei ragazzi per gli scherzi che facevano a Don Francesco. Lui si arrabbiava e talvolta gridava… ma mai sul serio. Poi sono arrivati anche i momenti tristi, duri e lui non ha mai indietreggiato. Un ruolo scomodo, quello di sostenere famiglie che hanno perso i figli ancora giovanissimi. Mai un passo indietro, nel dire che c’è speranza comunque. E quel fuoco sempre acceso lui lo ha alimentato con le giuste parole e con gesti concreti.

Don Francesco ci ha tenuto tutti nel cuore, senza dimenticare nessuno, chi se n’è andato, chi è rimasto e chi è tornato. E qui non c’entra il ruolo, non c’entra la professione di fede. Qui c’entra l’umanità, il calore, la comprensione umana che ha dato ben al di là di ciò che doveva. Così oggi ci troviamo a piangere su quel viso sempre un po’ corrucciato, proprio di chi ha una grande responsabilità. Ci troviamo a piangere sul quel pezzo di noi che, con lui, se ne va. Ma noi badiani abbiamo imparato tanto dalla natura e dalla vita dura della montagna. E quel fuoco non lo spengeremo facilmente.

Ciao Don Francesco, aiutaci a soffiare in questa fiamma.