Elisabetta Bini: “Sono una mamma e vorrei assicurare a mio figlio e a tutti i bambini una Toscana migliore”

Comunicato stampa della candidata alle Elezioni Regionali del 20 e 21 settembre Elisabetta Bini

“Credo sia giunto il momento di ripensare l’intera architettura del sistema Toscana, da casentinese doc, ho assistito allo spopolamento della vallata che è rimasta ai margini dello sviluppo socio-econimico in una Regione sempre più asservita al potere fiorentino. Penso sia fondamentale il rilancio dei piccoli comuni, della montagna, dei piccoli borghi, vero patrimonio e ricchezza del territorio. In questi anni la Regione si è disinteressata dalle aree periferiche, con politiche assistenziali a pioggia che tradivano la mancanza di un progetto organico, fino alla chiusura di UNCEM, anche se poi, in campagna elettorale spesso si vendono le aree interne come soggetti da valorizzare. Negli anni si è continuato a tagliare servizi, depotenziando gli ospedali di montagna a favore di plessi nuovi nelle zone più popolose, non si è investito adeguatamente sulle assi viarie e la loro manutenzione e quando si è realizzato i progetti faraonici, questi non sono stati risolutivi, a volte incompleti, e con tempi di realizzazione biblici rendendoli di fatto già vecchi non appena terminati; non si è assolutamente garantito il mantenimento dei servizi essenziali. La popolazione toscana è una tra le più anziane d’Italia e in particolare in montagna, i nostri nonni, hanno bisogno di strutture socio sanitarie vicine e funzionali, un esempio? La piscina per la riabilitazione a Poppi più volte inaugurata e mai aperta. I casentinesi non meritano le solite promesse elettorali puntualmente disattese. Disastroso il bilancio delle opere infrastrutturali, negli ultimi 10 anni la Regione non ha costruito un’opera degna di questo nome, basti vedere i vari rattoppi fatti alla statale 71 che nonostante tutte le risorse dedicate per le varianti, rimane una delle strade più pericolose d’Italia e il tempo di percorrenza per raggiungere Arezzo sostanzialmente non è variato. Sorvolo per pietà la due mari di cui proprio ad Arezzo vediamo i risultati. Mancano i collegamenti tra le città toscane, oggi che il turismo nelle città d’arte e le imprese sono in grave difficoltà dopo la chiusura causata dal covid, gli imprenditori, i negozianti, gli artigiani sono ancora più penalizzati da queste carenze e inoltre  non hanno ricevuto dalla Regione nessun aiuto a livello economico, come hanno fatto per esempio il Veneto che ha stanziato 110 milioni, e l’Emilia Romagna con 45 milioni. Gli unici impegni a sostegno degli imprenditori sono venuti dai Sindaci, lasciati soli in questo momento delicato. L’unico provvedimento preso dalla Regione Toscana è stato irrisorio, stanziando solo 5 milioni per le imprese che assumono a tempo indeterminato, proprio in questi giorni L’Assessore ai trasporti si è vantato di aver trovato 3,5 milioni di euro per le società calcistiche dilettantistiche, questo per capire il valore che il PD da a chi produce ricchezza. Dal mondo economico invece si chiede a gran voce di poter ricorrere a strumenti di flessibilità per poter far fronte all’emergenza così da poter consolidare le posizioni e preparare una ripresa comunque possibile. L’ideologia prevale sul buonsenso. La candidatura della Ceccardi è un progetto di rinnovamento, non è tanto una lotta tra il centro sinistra e il centro destra, la nostra coalizione è all’insegna del ripensamento complessivo di un sistema di potere clientelare che da anni lavora solo per la spartizione dei centri di potere fine a se stessa e non per l’interesse dei toscani. A proposito di poltrone, secondo la Corte dei Conti le partecipate toscane perdono strutturalmente 190 milioni all’anno, questo perché a capo delle stesse sono stati nominati personaggi in base all’appartenenza politica e non in base a oggettive capacità. Diventa ovvio che tutto passa attraverso una rivoluzione che deve essere innanzi tutto quella del merito, ai vertici delle partecipate, quindi, ci devono essere persone scelte per il merito e non per la tessera politica, e comunque dobbiamo avere il coraggio di chiudere quelle realtà di dubbia utilità. In questo periodo la vera emergenza è il lavoro, l’Istat stima 150 mila posti di lavoro in meno del settore privato in Toscana e se vengono meno i proventi di chi lavora, dovremo rivedere tutto il bilancio regionale e il finanziamento dei servizi pubblici essenziali, per difendere i più deboli ci sarà quindi la necessità di operare tagli in tutta quella spesa superflua oggi destinata a sostenere il consenso elettorale. Ci giocheremo il futuro anche attraverso l’integrazione di soggetti stranieri che secondo noi deve passare attraverso una programmazione e regolamentazione per far si che veramente le persone che cercano nell’Italia una soluzione ai loro problemi riescano dignitosamente a contribuire alla crescita del nostro paese. Imprescindibile per tutto questo un sostegno alle famiglie, e soprattutto a quelle che decideranno di rimanere nelle zone montane e marginali, con un contrasto fattivo all’inurbamento e un concreto controllo e manutenzione del territorio.

Dobbiamo avere progetti concreti e organici globali e non faraonici sogni irrealizzabili che servono tanto in campagna elettorale. Io credo alla Toscana delle identità, dei campanili, ogni territorio ha una sua dignità e una sua peculiarità, non ci devono essere territori di serie A e territori di serie B, ogni cittadino è importante e deve essere valorizzato sia che abiti a Firenze o in Casentino e tutti insieme, organizzati dal governo regionale, dare vita a un nuovo rinascimento. Tutto questo si concretizza nella valorizzazione delle identità e attenzione alle persone dimenticate: anziani, disabili e le persone fragili, quelle che la falsa politica hai fatto divenire scarti.

Vorrei una Toscana che torna ad essere vero motore propulsivo dell’Italia grazie a una maggior sinergia tra i mondi della ricerca universitaria, l’imprenditoria e le istituzioni, negli ultimi anni abbiamo perso competitività rispetto alle regioni del Centro Nord. Ad esempio sulla Tari paghiamo la tassa più in alta in Italia, 240 euro contro i 140 del Centro Nord. Che dire sulla gestione dell’acqua privatizzata per renderla più efficiente? L’acquedotto toscano è un colabrodo, perdiamo circa il 40% dell’acqua distribuita e paghiamo in media 611 euro, mentre nella vicina Emila Romagna ne pagano 511. Questi sono dati concreti che stigmatizzano il fallimento del Centrosinistra. La coalizione del CDX ha presentato un programma di 52 pagine condivise da tutti gli alleati, mentre il CSX un programma non ce l’ha anche perché dalla Sinistra ecologista a Renzi non hanno un accordo, l’unico accordo è quello di farsi dare i voti per continuare a bivaccare nelle istituzioni e nelle partecipate a discapito dei toscani. Questa volta il cambiamento è possibile, un cambiamento che ho sempre sognato da quando ho iniziato il mio impegno in politica, sono una mamma e vorrei assicurare a mio figlio e a tutti i bambini una Toscana migliore. Il 20 e 21 Settembre scriviamo una pagina di Storia, noi il coraggio e la determinazione l’abbiamo dimostrato mettendoci in gioco, per realizzare il sogno però c’è bisogno di tutti, adesso tocca a voi!”