Fantasticando: “I tuffi di Zanzibar”

I tuffi di Zanzibar

Una novella per fantasticare un po’ e per rammentare a tutti la potenza dell’amore. 

Vivevano ormai da tanto tempo nell’immenso acquario. Quattro dei nove delfini che abitavano lì c’erano addirittura nati. Belli, maestosi, lisci come seta e lucidi come olio bollente, i nove delfini erano davvero felici, tanto che non sembravano assolutamente vivere in cattività. Insieme ai delfini, per tante ore al giorno, vivevano tre ammaestratori, Gabriele, Anna e Riccardo, ragazzi dall’animo puro, innamorati della storia stessa dei delfini, fin dalle origini. Interagivano con loro, insegnandogli il movimento, la sinuosità, la leggerezza del ballo, e a guardarli insieme non capivi dove finisse l’uomo e dove iniziasse il cetaceo. Provare invidia per i tre ragazzi era naturale, e faceva star bene ammirare la spontaneità con cui si rapportavano agli animali. I delfini parevano finti, durante le loro esibizioni: guizzavano fuori dall’acqua, come se fossero sollevati da due mani gigantesche. I bambini, guardandoli, si emozionavano tanto da rimanere senza fiato, e la loro emozione era tale da avere le lacrime agli occhi. Uno dei tre ammaestratori, Gabriele, faceva giocare i delfini con la palla: la tirava a uno di loro, e questo la respingeva pronto e forte come una fucilata. Anna, invece, li invitava a schizzare l’acqua verso il pubblico con un forte movimento della coda, provocando grande ilarità nei grandi e nei piccini. Erano tutti accomunati da questo meraviglioso spettacolo, fatto di natura assoluta. C’era soltanto un delfino che non ne voleva sapere di fare nulla. Si chiamava Zanzibar. Si limitava a gironzolare per la vasca, come se non comprendesse cosa avveniva tutt’intorno. Faceva ridere tutti, Zanzibar. Pareva che i tre ammaestratori gli avessero insegnato a non reagire a niente. Non rispondeva a nessuno stimolo, non gli importava neppure del premio finale: lui il pesce fresco lo snobbava. Con questo suo atteggiamento, incuteva nella gente una grande curiosità, ed era diventato il pagliaccio della situazione, il buffone del suo circo. Lento, tontolone, completamente assente, così tanto che veniva notato per primo, perché era l’unico a non muoversi. Di lui si vedeva soltanto la pinna, che compiva un girotondo continuo. Durante un’estate, proprio nell’acquario di Zanzibar, arrivò, in qualità di ospite temporanea, una giovane delfina. L’avevano allontanata dal suo acquario per un periodo, perché si scontrava spesso con un’altra femmina, e capitava che arrivassero a ferirsi. Si chiamava Miranda ed era davvero molto bella. La sua pelle pareva essere d’argento. Quando la misero dentro la grande vasca, nessuno si aspettava una così forte reazione da parte di Zanzibar. Pareva essere stato colpito da un proiettile: batteva le pinne come una foca impazzita, guizzava fuori dall’acqua facendo salti così alti che sembrava uscir fuori dalla bocca di un cannone, e con la palla, che teneva per minuti interi sul naso bitorzoluto, faceva numeri straordinari. I tre ammaestratori rimasero di stucco: mai avrebbero pensato che Zanzibar li avesse osservati tanto da imparare tutte le performance che, di solito, spettavano agli altri delfini. Il pubblico si alzava in piedi credendo che quella fosse la ciliegina finale, i bambini gridavano il nome di Zanzibar applaudendo così forte da sentir male alle mani, mentre tutti gli altri otto delfini rimanevano scioccati e ammirati. Mai si era vista una così magnifica esibizione. Nei giorni seguenti, la notizia fece il giro di tutta la regione, e l’acquario diventò presto molto famoso. Tutti volevano ammirare il delfino innamorato, e le gradinate erano sempre gremite di gente. D’altra parte si sa, la forza dell’amore è una potenza assoluta. Miranda non volle più andarsene dal nuovo acquario che l’aveva accolta, volle rimanere per sempre accanto a quell’esuberante delfino che si era innamorato di lei, contraccambiandolo totalmente. Ben presto, nel cancello del parco acquatico, si poté ammirare un vivace e allegro fiocco rosa, con su scritto:

È nata Zanziranda!