“La mia ricetta contro la crisi “: Il Re del Cachemire nella Valle dei tessuti

Occorrono circa 3-4 giorni. Dopo aver conosciuto Brunello Cucinelli, l’imprenditore illuminato che sta portando alto nel mondo il nome dell’artigianato di lusso italiano, abbiamo avuto necessità di far passare del tempo, per elaborare la enorme quantità di sensazioni, idee, istinti, dubbi, conferme che ha suscitato durante l’evento di Poppi. Perché il Re del cachemire, come molti amano chiamarlo, inutile nasconderlo, è un fiume inarrestabile. Di entusiasmo, di ottimismo, di energia positiva. A prima vista un motivatore. Un grande motivatore.

E probabilmente, venerdì mattina, al castello di Poppi, la sala gremita in attesa dell’imprenditore perugino, attendeva una noiosa lezione di macroeconomia, una serie di analisi di mercato, valutazioni di tendenze. Magari qualche slide ad effetto… Niente di tutto questo.

Non si è parlato di brand a Poppi, tantomeno di competitor, di delocalizzazione, o di economia globale. Cucinelli ha guardato dritto negli occhi il nutrito parterre del salone dei Guidi, e (a braccio) ha parlato di Filosofia. Di Storia. Di Storie di vita. Della sua vita.

Non c’è dubbio. Questo nuovo ciclo de “Le Parole e il Silenzio” che la Fondazione Baracchi ha inaugurato con il suo primo ospite eccellente, non poteva avere interprete migliore. Proprio perché la rassegna casentinese si muove quest’anno sul tema del sogno. Sulla capacità di avere una visione. Sulla voglia e sulla forza di seguirla.

E proprio di sogni ha parlato Brunello Cucinelli per più di due ore. Ed è stato letteralmente un fiume di parole, una sequenza ininterrotta di immagini.

E accanto al  sogno di un ragazzo di campagna, con ancora negli occhi la bellezza della vita contadina, l’armonia della vita di paese, il dolce far niente del bar, l’imprenditore ha voluto ricordare la malinconica visione dell’abbandono di tutto questo per il lavoro di fabbrica. Pesante. Crudo. E con esso la trasformazione umana di un padre contadino divenuto operaio, l’immagine dei suoi occhi velati di tristezza, le umiliazioni, l’alienazione dettata da un lavoro insoddisfacente, il suo crescente sentimento di inadeguatezza.

“Non sapevo cosa avrei fatto da grande, dice. Ma decisi che, qualunque cosa avessi fatto, il mio obiettivo sarebbe stato la dignità del lavoro.”

E poi le immagini degli inizi, quasi una scommessa, quasi un gioco l’avvio di questa esperienza nel cachemire, la casualità delle scelte della vita (“Non so perché il cachemire… in realtà avrei potuto mettermi a fare qualunque altra cosa“ ndr). E i primi riscontri, le prime risposte del mercato (“ricordo ancora quando ho venduto i primi 58 maglioni. Non scorderò mai quella sensazione…”). Il resto è storia. Ed è la storia di un imprenditore di successo, che per quanto presente in 50 paesi nel mondo con i suoi prodotti, con una azienda quotata in borsa con successo fin dal 2012, non si è mai staccato dalla sua terra, dal suo paese, dai suoi ritmi misurati. Da quell’Umbria così generosa di bellezza, di quiete, di misticismo, che Brunello sembra avere esportato nella sua filosofia aziendale.

Ed è la storia della bellezza di un borgo recuperato, oggi sede e simbolo del suo marchio, della quiete di ambienti di lavoro distesi, dove il rispetto reciproco è la prima regola che impone di seguire. Della generosità della condivisione di un percorso progettuale e decisionale dove tutti , a qualunque livello, sembrano sentirsi ugualmente coinvolti. La storia di una azienda che è la storia di una comunità.

Gli esempi si sprecano, le citazioni anche. Ma  riteniamo non sia questa la sede per riassumere un percorso professionale e aziendale di cosi alto valore testimoniale. Del Re del cachemire, come lo definì il Times si parla ovunque, dei suoi successi, delle sue iniziative, delle sue provocazioni, delle sue visioni. Anche qui, in questo Casentino a volte indolente, dove, ancora, a distanza di giorni dalla sua presenza a Poppi,  si avvertono gli echi della sua testimonianza.

Ci appare allora quasi necessario soffermarci un attimo sull’uomo, prima che sull’imprenditore. Cucinelli è un uomo, ci sembra davvero, di grandi valori etici. Ancorato alla concretezza e alla consapevolezza che esiste un ordine superiore, naturale, delle cose. Saldo nei suoi convincimenti, come solo chi ha vissuto a contatto con la terra sa essere. Ma capace di sognare. Di non porsi e non porre dei limiti. E capace di ridere, di prendersi in giro.

Le sue citazioni, le massime filosofiche che ama ripetere costantemente, danno chiaramente la misura di una curiosità intellettuale incredibile. La stessa che ha portato un giovane diplomato geometra di provincia (spesso grazie ai 6 politici in voga all’epoca, ci dice), ad essere una fucina instancabile di idee certamente, ma diremmo, ancor più di motivazioni. Di ottimismo.

“La nostra è un’epoca difficile – asserisce- ma anche entusiasmante, ricca di opportunità. Un mondo dove paradossalmente la violenza è in declino, il consumismo sfrenato sta già segnando il passo, e dove davvero si può di nuovo porre l’attenzione sull’uomo prima che sul ciclo produttivo.”

L’uomo, inteso come fine del lavoro, e non come mezzo. L’uomo che deve avere come primo obbiettivo la propria crescita, il proprio benessere. E il termine benessere trova in Cucinelli declinazioni diverse e accattivanti. Che niente hanno a che fare con il denaro o il potere. Quanto piuttosto con un atteggiamento epicureo della vita, unito ad immagini di alto valore morale, come il profondo senso della giusta misura. Anche nel profitto.

“Perché -ci dice- veniamo da quarant’anni di crisi di civiltà. Dove ha trovato ampio spazio un malessere di fondo, un male di vivere, un assordante rumore informatico che è disumano e che abbiamo l’obbligo di rimuovere. E’ il momento di mettere di nuovo al centro la felicità e la soddisfazione dell’individuo. Il bene della collettività. La terra. La salvaguardia di un patrimonio comune del quale siamo soltanto custodi. E coltivare la bellezza. Che è e sarà la nostra più valida alleata. Ma soprattutto è giunto il momento di diventare persone per bene”.

Persone per bene. Ci viene naturale ripensare alle parole di un altro imprenditore, questa volta casentinese, che è stato ed è anima e ispirazione della stessa Fondazione e di questo evento. Giuseppe Baracchi, alla sua vivacità intellettuale, alla sua grande umanità, alla stima e al rispetto che gli ha tributato il suo Casentino. E del quale è stato eccellente e generoso interprete. Molti sono i tratti comuni, molte le similitudini possibili, rispetto alle quali ci limitiamo ad evidenziarne una : Il rispetto per la dignità del lavoro, nel lavoro. E Lo stesso ottimismo di fondo, la stessa grande fiducia nelle possibilità di riscatto del genere umano.

Poi però c’è anche la realtà attuale. Poi ci guardiamo intorno, e constatiamo la difficoltà quotidiana che affronta l’imprenditoria italiana per sopravvivere. E il male di vivere che affligge segmenti sempre più ampi della nostra “civiltà”. Solleviamo qualche eccezione. Ma l’imprenditore perugino non lascia spazio alcuno a dubbi, o distinguo di nessuna natura. Brunello Cucinelli non ammette repliche: “Costruisci il tuo sogno. Credici con coraggio. E sorridi alla vita.”

E, nonostante non siamo proprio del tutto sicuri che tutto questo sia sufficiente, onestamente, guardando negli occhi questa “persona per bene”  ci viene davvero una gran voglia di crederci.

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Roberta Fabbrini
Roberta Fabbrini, nata a Bibbiena (AR), (ma cresciuta a Cetica ndr) vive e lavora in Casentino, dove fin dal 1996 svolge la libera professione di Architetto. Appassionata di Arte, Architettura e Paesaggio, e di Recupero del patrimonio storico, collabora stabilmente con Casentinopiù fin dal 2010, tenendo una sua rubrica dal titolo Architettura & dintorni. Appassionata verso tutto ciò che riguarda il Casentino e i casentinesi , scrittrice sempre per passione, si è scoperta da poco tempo anche amante dell'escursionismo naturalistico e del trekking. E della buona tavola. Ma questo da sempre. Tutti settori che rendono il Casentino la sua terra ideale.