La politica e la scienza – Una riflessione di Giorgio Renzi –

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Riceviamo, e pubblichiamo, un’interessante riflessione su politica e scienza che ci ha inviato il bibbienese Giorgio Renzi.

E’ incredibile come si cambiano le opinioni in pochissimo tempo. Fino a qualche mese fa gli scienziati erano ridotti a quasi inutili orpelli. Andavano di moda gli antivaccini, quelli che vedevano ovunque big farma che ci voleva fagocitare e si serviva della nostra salute per accumulare quattrini. Andavano di moda i politici puri, nel senso che non avevano mai fatto niente nella vita, quindi non erano stati infettati, contaminati, dalla realtà e tanto meno dalla scienza.

Oggi sentiamo gli stessi politici che, in modo quasi arrogante, si rivolgono alla scienza chiedendole risposte chiare e definitive. “Gli scienziati ci dicano la verità e che cosa dobbiamo fare!”

E così anche in questo si dimostra l’ignoranza della classe politica. Non solo perché non sanno distinguere tra responsabilità politica e responsabilità della scienza. Ma soprattutto perché dimostrano ancora una volta un deficit culturale impressionante.

Cosa vuol dire “chiediamo certezze alla scienza”? Niente. Vuol dire non sapere che cosa è la scienza e che cosa è il metodo scientifico.

Questi signori che sproloquiano ogni giorno su tutti media, hanno mai sentito parlare di Galileo? Hanno mai sentito parlare di metodo sperimentale? Hanno mai sentito il motto “provando e riprovando”?

E se non vi bastasse Galileo, potreste ricorrere a Pascal, che già nel 600 aveva costruito un metodo scientifico sperimentale teorizzando la provvisorietà e la progressività della scienza e distinguendo bene tra scienza e teologia. Sì, perché le certezze e le verità che i nostri geni politici attuali chiedono alla scienza (dopo averla disprezzata per anni) sono proprie della teologia. Solo le verità rivelate (per chi ci crede) sono certe. La scienza è una scoperta progressiva di verità, mai definitive. Einstein dovrebbe significare qualcosa rispetto a tutte le teorie fisiche precedenti.

Ma ho citato Pascal proprio perché in genere viene più ricordato come uomo di fede più che come scienziato, fisico e matematico. Ma lui aveva chiara la distinzione tra il campo della fede e quello della scienza. Distinzione che i politici, oggi,  sembrano aver dimenticato, chiedendo alla scienza quello che la scienza non può dare: verità assolute e definitive, che appartengono solo al campo della fede e della teologia, non a quello, laico, della scienza. “Provando e riprovando” il motto galileiano è sempre il metodo della scienza ancora valido, tanto più oggi di fronte ad un virus nuovo e sconosciuto, che solo con il metodo sperimentale può essere combattuto.

Si rassegnino i nostri cari politici: non ci saranno scienziati che li esonereranno dalle loro responsabilità. Magari imparino da questa tragedia per ricordarsi che la cultura, la ricerca, non sono cose da snob, da aristocratici da giornaloni, non sono l’espressione dei poteri forti, ma sono la base il presupposto di ogni serio progresso. La scuola, l’università, la ricerca saranno l’unica garanzia per il nostro futuro.

Giorgio Renzi

21-4-2020