Monsignore arrestato: dal Patto delle Catacombe alla maxi-truffa di Poppi

di M.M.B.
Novembre 1965
Il Concilio Vaticano II sta per chiedersi con molte argomenti discussi ma con pochi obiettivi raggiunti, alcuni dei quali ritenuti indispensabili per attuare una svolta che la Chiesa attendeva da tempo. Nelle catacombe di Domitilla a Roma un gruppo di padri conciliari, soprattutto sud-americani, dopo aver celebrato una messa, sottoscrivono un accordo noto come il “Patto delle Catacombe”. Il documento era una sfida ai “fratelli dell’Episcopato” per tornare ad una Chiesa povera tra i poveri, come già aveva suggerito papa Giovanni XXIII.
Febbraio 2016
Il Concilio Vaticano II si è chiuso da tempo e la via dettata dal papato di Francesco sembra riprendere le mosse dal “Patto delle Catacombe” nel quale i cardinali si impegnarono, tra l’altro, a “…rinunciare per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza… Non possederemo a nostro nome beni immobili né mobili, né conto in banca e se fosse necessario averne il possesso, metteremo tutto a nome della diocesi o di opere sociali o caritative”. E’ di pochi giorni fa la notizia di un alto prelato argentino, Patrizio Benvenuti, residente in Italia, arrestato, a cui sono stati sequestrati immobili nel comune di Poppi per un valore di 670 mila euro. Il monsignore, che si dichiara estraneo alla vicenda, avrebbe, assieme ad un collaboratore, truffato circa 300 persone che gli avevano fatto donazioni, credendo di finanziare strutture caritative. Chiedendo ad un amico del luogo riusciamo ad avere alcune informazioni: “Come nel caso di Banca Etruria- ci dice-anche per questo molti dei truffati non si sono ancora fatti avanti, perché si sa, passare per ‘bischeri’ non fa piacere a nessuno, che lo sappiano tutti ancora di meno!” Ma quando si pensa agli uomini della Chiesa, specie se quelle persone per noi diventano familiari, non si crede mai di poter essere raggirati. E continua dicendo: “Sapendo quanti immobili aveva qui e nei dintorni anche io non pensavo fosse un prelato ma un affarista romano… in effetti un affarista si è dimostrato, almeno fino a qualche giorno fa…” Gli domandiamo ancora come giudichi questa vicenda, risponde: “Due cose: la prima è che ritengo e credo che la Chiesa, quella vera, faccia altro, e questa è una mela marcia, che per fortuna è stata scoperta in tempo; l’altra non sarebbe da dire ma… a scoprirlo è stata una suora vero?! Ecco allora il proverbio dice bene, le donne ne sanno una più del diavolo, e io aggiungo, anche quando il diavolo indossa il collarino da prete!”.
(N.d.r) Per dovere di cronaca, riportiamo, qui di seguito, l’intervista rilasciata da Monsignor Benvenuti al quotidiano La Stampa nella quale l’alto prelato si difende dalle accuse.
Monsignor Patrizio Benvenuti risponde al terzo squillo di cellulare, è agli arresti domiciliari ma si fa fatica a interromperlo: «In questa storia sono coinvolti nobili e banchieri, io sono finito in trappola. Anzi come San Lorenzo, sulla graticola. Altri invece se ne stanno a Panama». 
Monsignore come sono spariti i 30 milioni destinati negli anni alla sua fondazione?  
«Ho commesso l’errore di essermi fidato. In primo luogo di Christian Ventisette (ricercato, ndr), che dal 2007 mi prospettò investimenti da coniugare alla nostra attività benefica. Pensai che avremmo potuto fare ancora di più e meglio». 
È a lui che si riferisce quando parla di fuga a Panama?  
«Be’…». 
A lei addebitano comunque di essere uno dei vertici dell’associazione a delinquere.  
«A me? Ma se quasi tutti i documenti sono in francese, una lingua che a stento riesco a leggere? Il barone semmai (Jean Cristophe Dormer De Fierlant, gestore della branca finanziaria, ndr). Nell’ordine di arresto si ricorda che ha prelevato un milione di euro in contanti. E guardi che lì siamo vicini al trono del Lussemburgo». 
Perché vivere in una villa quattrocentesca come quella che è stata sequestrata a Piombino?  
«Quanto fango. Lì trascorrevo al massimo qualche settimana all’anno. E poi per comprarla ci ho messo un milione della mia famiglia». 
Un milione?  
«Sì, eravamo e siamo benestanti. I miei si sono sposati a Genova, mio padre ha fatto fortuna in Argentina dal 1948 con la famiglia Rocca. Era un industriale. Tornammo alla fine degli anni ’50 e durante il liceo decisi di farmi prete». 
I gala in Vaticano denunciati dalla sua ex perpetua?  
«Cene per finanziare progetti sociali. E ho aiutato quella donna». 
Dicono che stesse scappando alle Canarie.  
«Ma no. Sono in pensione e attraverso un contatto Internet avevo permutato una nostra vecchia proprietà con una villetta al mare. Volevo solo trascorrere la mia vecchiaia lì: nel silenzio, in serenità…».
Lasciamo ai lettori il compito di giudicare…