Quarentando, ancora una forma d’arte con Roberta Soldani

Per ingannare il tempo durante i giorni della quarantena Roberta Soldani ha tirato fuori dal cassetto pennelli e matite, e cercato “in rete” le foto dei personaggi che più le riempivano l’occhio, che più la invitavano a ritrarle, persone del tutto ignare dell’essere impresse in disegni a dir poco straordinari.

Roberta è una donna tutta casentinese, figlia d’arte come fotografa, infatti ha avuto la fortuna di imparare i trucchi e gli amori della fotografia, stando gomito a gomito col padre, uomo che ricordiamo con affetto.

Le rivolgerò delle domande a questo proposito, certa che Roberta non sarà avara nelle risposte, anzi.

Conoscendo la tua casa avevo capito che la pittura insieme al disegno sono una tua passione, ma non mi ero accorta della tua bravura, delle tue capacità a cogliere le più piccole sfumature. Usi una tecnica particolare?

La mia tecnica è quella di non pensare, di non guardare il soggetto che voglio ritrarre, lasciare agire la mano senza l’intervento della ragione, della razionalità, quindi di dimenticare di guardare un naso, o magari una bocca, ma lasciar agire la mano semplicemente facendo attenzione a una piega, a un ricciolo della pelle, a un’ombra. La parte più difficile sta proprio in questo, ossia annullare la parte razionale di me.

La passione per la pittura ti appaga almeno quanto le tue altre passioni?

Certamente. Le passioni che riusciamo a coltivare sono sintomo di vita, di creatività, sono quel qualcosa che ti fa vivere con le bollicine. Credimi è tutto molto faticoso, perché per ottenerlo serve un continuo lavoro, un continuo impegno, ma io mi ci infilo dentro e fluttuo in quella direzione. Quando dipingo riesco ad immergermi nello scintillio dei colori, quando canto divento un tutt’uno con la musica, quando recito sono il personaggio che interpreto e quando fotografo vado in una dimensione senza tempo, dentro la quale dimentico qualsiasi cosa.

Ti conosco da sempre e conosco bene anche la tua tenacia. Quanto serve il non mollare per la buona riuscita?

Sì, sono molto tenace, solitamente se credo in qualcosa ci metto tutta me stessa, e sono tante le cose in cui credo e voglio continuare a credere.

Ogni poco, durante i giorni della quarantena pubblicavi un ritratto che sceglievi in rete, mi hai detto. Ti veniva richiesto?

No, nessuno me li chiedeva, volevo soltanto tirarli fuori dallo schermo del telefono e così ho fatto. dal virtuale l’ho tirato fuori, non proprio in carne ed ossa, ma l’ho tirato fuori, scegliendo foto che mi ispiravano, preferendo soggetti che mi trasmettevano qualcosa. E’ stato un modo di stare fra la gente, l’unico modo che avevo. Comunque, a parte la fatica mi sono molto divertita.

Hai fatto dei corsi per imparare a disegnare, oppure si tratta di una vena tutta tua?

A dir la verità provengo dal liceo artistico che è già un bel corso, e poi si, ne faccio di corsi, quando mi piace una cosa ci lavoro con grinta e determinazione. Credo profondamente nel fatto che non nasciamo con quello o quell’altro specifico talento, però possiamo crearcelo, con determinazione.

Saper disegnare, c’entra qualcosa con la fotografia, visto che sei una fotografa a dir poco eccellente, e a mio pensiero, gli sposi che hanno il tuo album dentro al cassetto possiedono un tesoro!?

Anche fotografare mi fa entrare in una sorta di trance, grazie alla quale non avverto niente. Non sento freddo, caldo, fame, entro in un mondo tutto mio, perché la fotografia mi costringe a guardare, a conoscere le luci, le ombre e a catturare cose che sono allenata a vedere. Poi il bello sta nel renderle mie, per poi trasmetterle a voi, e provare a raccontarvele con i miei occhi. Una sorta di magia insomma!

Quanta soddisfazione trai dal disegno? Se dovessi fare una scaletta delle cose che riesci a fare grazie a quel talento che dici non avere, quella del saper disegnare, in che posizione la collocheresti?

Sinceramente non l’ho ancora trovata una posizione a questa cosa, non è in scaletta. Le passioni che coltivo, le cose che faccio sono tutte diverse però appartengono al solito corpo. Sì, proprio un corpo, che è fatto di tanto pezzetti, i quali sono racchiusi in uno. Non con poca fatica, ma tutto questo sono io!

Che dire, sentir parlare Roberta di fatica mi sconvolge un pochino, perché lei è versatile, leggera, così leggera che non pare possa appartenerle la fatica. L’ho ammirata in così tante discipline, e l’ho guardata lavorare e tirar fuori ruoli svariati, totalmente diversi tra loro, eppure vi ho letto una facilità e una tranquillità assolute.

Credo sostanzialmente che Roberta di talento ne abbia da vendere anche se lei non se lo riconosce, e forse il bello sta proprio in questo! Grazie Roberta!

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Marina Martinelli
Marina Martinelli nasce a San Piero in Frassino nel dicembre 1964. Oggi vive e lavora a Poppi con la sua famiglia, condivide un salone di parrucchieria col marito Claudio Barolo e ha due figli che ritiene i suoi “gioielli”, Lenny di 31 anni e Claudia di 13. La sua più grande passione è la scrittura, infatti Marina ha pubblicato 3 libri, due, di brevi storie che raccontano le problematiche di tutti i giorni, raccontate in maniera tale che possano dare un messaggio anche ai ragazzi più piccoli. I libri di novelle si intitolano: “Le brevi novelle della Marina” e “L’uomo alla finestra”. A settembre di quest’anno ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Occhi cattivi”, una storia che lancia un messaggio forte e purtroppo attuale, infatti il libro parla di abusi ai minori. Marina collabora da anni con Casentino Più, un magazine locale casentinese che l’ha aiutata ad allenare la sua scrittura, dal quale trae grande soddisfazione.