Torna il Distretto sanitario Casentino? L’abbiamo chiesto a Vincenzo Ceccarelli

Vincenzo Ceccarelli

Martedì 23 novembre il Consiglio regionale della Toscana decide sul destino del Distretto sanitario Aretino-Casentino-Valtiberina.

Il Distretto è la modalità organizzativa attraverso la quale si programmano e si erogano i servizi socio-sanitari nel territorio. L’ipotesi, già approvata dalla Commissione Sanità, è quella della suddivisione in tre distretti autonomi e quindi il ritorno al Distretto Casentino.
Ne abbiamo parlato con Vincenzo Ceccarelli, Capogruppo di maggioranza in Consiglio regionale, e casentinese, nonché primo firmatario della mozione che nel dicembre del 2020 ha dato il via all’iter.

Ceccarelli, innanzitutto, possiamo davvero aspettarci che torneremo al Distretto Sanitario Casentinese? Come voterà il Consiglio?
Come voterà il Consiglio posso solo immaginarlo, dato che sia sulla mia mozione in aula, che in Commissione, c’è stata l’unanimità, mi auguro che la proposta possa essere approvata a larga maggioranza se non unanimemente.

Perché ritornare dal Distretto unico a tre Distretti separati?
Dopo quattro anni dalla riforma che ha disegnato le attuali zone-distretto c’era bisogno di una verifica che prendesse in esame le problematiche emerse in questa prima fase di attuazione della legge, soprattutto laddove erano stati disegnati distretti troppo ampi che avevano al loro interno territori diversi con bisogni e specificità differenti, sia nell’organizzazione dei servizi che nella omogeneità di rappresentanza da parte degli amministratori locali che, infatti, ne hanno sempre chiesto la modifica.

Quando si torna indietro qualcuno si chiede sempre “ma non ci potevano pensare prima?”, oppure, più semplicemente, perché c’è stato questo cambio di idea?
In politica si fanno le leggi, poi si attuano, e infine è buona abitudine monitorarne gli effetti e se necessario apportare delle modifiche. Vorrei precisare che la proposta di legge non ha avuto il mio assenso quando fu approvata dalla Giunta regionale e che non ero un componente del Consiglio regionale. Oggi, invece, stiamo per approvare una revisione dei confini delle zone distretto che riguarda specificatamente il Distretto Arezzo-Casentino-Valtiberina. Una scelta che non ha mai incontrato il favore degli amministratori locali e che alla prova dei fatti ha confermato tutti i suoi limiti.

Concretamente cosa cambierà?
Dall’inizio del prossimo anno i territori potranno iniziare a riorganizzare la programmazione e l’erogazione dei servizi. Avere il luogo decisionale più vicino al territorio aiuterà, spero, a rispondere meglio ai bisogni dei cittadini e permetterà ai sindaci di avere un rapporto più diretto con l’organizzazione dei servizi socio sanitari in Casentino.

Allarghiamo il punto di vista. Qual è il futuro della sanità casentinese?
Credo che la pandemia ci abbia insegnato una volta di più l’importanza dell’organizzazione territoriale dei servizi sanitari. In Consiglio regionale, con gli “Stati generali della Salute in Toscana”, abbiamo aperto un percorso partecipativo importante per disegnare il futuro della sanità. Io credo che debba essere una sanità fortemente legata al territorio con una maggiore integrazione tra sanitario e sociale, continuità assistenziale tra territorio ed ospedale e viceversa. E poi serve un lavoro serio per ridurre le liste d’attesa e per migliorare il reclutamento del personale.

Nei giorni scorsi è stata lanciata la proposta di realizzazione dell’Hub della Salute del Casentino?
Si tratta di un’idea maturata nel percorso degli “Stati generali della salute”, in una partecipata riunione promossa dal Gruppo Pd in Consiglio regionale al centro sociale di Bibbiena, e ringrazio il dottor Galastri per aver avanzato questa proposta. Sarà un investimento importante destinato a recuperare i locali del vecchio ospedale con la creazione di un polo della salute rivolto a tutto il Casentino che agevolerà il lavoro degli operatori e degli specialisti. Bene che sia stata accolta da tutti i sindaci e dall’azienda sanitaria perché sarà una novità positiva per tutto il Casentino. Mi pare che tutto ciò dimostri che quando il territorio è unito nelle richieste e ci sono idee e progetti validi dalla Regione arrivano risposte concrete.