Lo sapevi che il nome di molti paesi casentinesi… (Rikipedia – Curiostoria del Casentino)

Lo sapevi che…

…che il Casentino è una delle aree a maggiore densità di toponomastica etrusca? I nomi di luogo derivati dagli Etruschi sono numerosissimi nella valle e si riconoscono per la terminazione in “-na”, come Sòcana, dove sorgeva infatti un tempio etrusco di cui si conservano i resti sotto e dietro la pieve romanica: un’ara che è una delle più grandi e meglio conservate dell’intera Etruria e la scalinata di accesso, visibile dalla porticina a sinistra dell’abside. Più precisamente e più comunemente la terminazione tipica dei toponimi etruscoidi è in “-ena” o “-enna”, per toponimi con accentazione piana (accento sulla penultima sillaba), come Roména, Porréna, Bucéna, Banzéna, Campréna, Taéna, Bibbièna, Poppièna, Gravénna, e in “-ina” o “ena” per toponimi sdruccioli (accento sulla terzultima), come Pàrtina, Fréggina, Ròsina, Àrcena, Àvena… e Ràssina, che in realtà è un toponimo etruschissimo anche nella prima parte. Infatti gli Etruschi erano chiamati “Etruschi” dai Romani (da cui noi abbiamo ripreso il termine) e “Tirreni” dai Greci (che conosciamo per il nome del mare che costituiva il confine occidentale dell’Etruria), ma chiamavano se stessi “Rasna” o “Rasenna”: il toponimo “Rassina” suona  molto simile e si configura quindi come tipicamente limitaneo, cioè un nome di luogo posizionato su quelli che dovevano essere i confini del territorio propriamente etrusco in Casentino, la parte più vicina alla città di Arezzo, mentre la presenza etrusca nella parte settentrionale della valle era diffusa in maniera meno capillare e localizzata lungo le principali vie di comunicazione, come quella diretta verso l’Etruria padana, passante per il Lago degli Idoli.

Riccardo Bargiacchi
Riccardo Bargiacchi
Riccardo Bargiacchi, nato in Casentino nel 1978, vive a Poppi con moglie e figlio; laureatosi con lode a Firenze in Archeologia Medievale, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, discutendo una tesi sui castelli dei conti Guidi in Casentino, ha iniziato la propria attività lavorativa con le pluriennali indagini archeologiche condotte nel sito del Lago degli Idoli (Stia, AR), come componente dell’équipe della cooperativa archeologica Co.IDRA di Firenze (2003-2007). Mantenendo un rapporto di collaborazione con la Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Firenze per progetti nazionali e internazionali, è socio dello spin-off accademico Laboratori Archeologici San Gallo. Attualmente per conto della cooperativa Oros, lavora presso il Museo Archeologico del Casentino di Bibbiena fin dalla sua inaugurazione ed ha collaborazioni in atto con l’Ecomuseo del Casentino ed altre realtà della valle per quanto riguarda attività storico-archeologiche e didattiche. Accanto a numerose pubblicazioni scientifiche legate alla sua attività professionale, anche in sedi prestigiose come la rivista ufficiale della materia “Archeologia Medievale” (I conti Guidi e l’incastellamento del Casentino: il caso di Poppi, A.M. n° XXXV-2008, Firenze, All’Insegna del Giglio, 2009, pp. 315-332), e comprese due monografie intitolate “Chiese e Santuari del Casentino” (2011) e “Castelli e Feudatari del Casentino” (2014), frutto del Progetto di conoscenza e valorizzazione del Fondo Goretti Miniati (a sua cura per conto della Biblioteca di Poppi e dell’Ecomuseo del Casentino), dal punto di vista letterario, oltre a sporadiche apparizioni su riviste o antologie di premi letterari, è autore di una raccolta di poesie (Tanatofilia. Poesie d’amore, Firenze, MEF - L’Autore Libri Firenze, 2010) e di un romanzo: Falterona, Stia, AGC Edizioni, 2016 (collana “CasentinoPiù” n° 01). È storico collaboratore della rivista CasentinoPiù: da luglio 2010 tiene la rubrica “Casentino medievale: storia e archeologia”.

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