Lorenzo Tassi: la storia di una delle promesse del calcio italiano

Da Pixabay

Il campionato di Serie A è al giro di boa, con la Juventus campione d’inverno e l’Inter e la Lazio appena dietro. Le scommesse sulla vincitrice della A vedono come avversari della squadra di Sarri proprio i milanesi, guidati dall’ex Conte, e la sorprendente Lazio di Simone Inzaghi. I pronostici vedono favorita la Juve, ma la sorpresa è dietro l’angolo: intanto, sui campi della A, ogni giornata emergono nuovi talenti, giovani che potrebbero lasciare un segno nel calcio che conta.

Per tanti talenti che sbocciano, però, ci sono mancate promesse che faticano a mantenere le aspettative. Non si contano i giocatori che, da giovanissimi, sembravano destinati a lasciare una traccia dietro di sé, a diventare i nuovi Baggio, i nuovi Totti, i nuovi Buffon, i nuovi Vialli. Poi, vuoi per sfortuna, vuoi per carattere, vuoi per sopravvalutazione delle capacità, in molti si sono persi e hanno avuto una carriera molto al di sotto delle potenzialità.

Ed è un canterano dell’Inter Lorenzo Tassi, centrocampista offensivo attualmente in prestito all’Arezzo (fino al giugno 2020). Tassi è il classico esempio di giocatore su cui si sono consumati, forse con troppa leggerezza, paragoni azzardati. Nato in provincia di Brescia il 12 febbraio 1995, Tassi cresce nelle giovanili della squadra della sua città: le sue qualità gli permettono di brillare e tra gli addetti ai lavori qualcuno lo definisce il nuovo Baggio.

Il suo nome sale alla ribalta già nel 2009, quando si vocifera che il Milan sia pronto a offrire la bellezza di 5 milioni di euro per quello che a tutti sembra un predestinato. Piace anche alla Juve, ma ad aggiudicarsi il talento bresciano è un’altra squadra: dopo l’esordio nella massima serie, sedicenne, in Brescia-Fiorentina, Tassi nell’estate del 2011 passa all’Inter, una delle squadre più importanti d’Europa e secondo i pronostici della A una delle candidate alla vittoria finale del campionato in corso.

Tassi entra a far parte delle giovanili nerazzurre, ma si allena anche con la prima squadra, a fianco di campioni come Milito, Maicon, Cambiasso e Zanetti. Dopo tre anni di giovanili, Lorenzo comincia la girandola dei prestiti: Prato, Savona, Avellino, Feralpi Salò, Vicenza e, infine, Arezzo, dal 2018 fino al termine di questa stagione.

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Ora, a 24 anni, Lorenzo Tassi dovrebbe essere maturo per il grande salto in A… sempre che avvenga. Giocare in C all’età del talento bresciano non è per forza una bocciatura, ma i treni per il calcio che conta, di qui in poi, saranno sempre meno. E allora, che ne sarà di quel ragazzo che faceva brillare gli occhi agli osservatori di mezza serie A, che Iachini, all’epoca allenatore del Brescia, giudicava un giocatore “di grande qualità” e che veniva paragonato a uno dei più importanti calciatori della storia del calcio italiano?

È possibile che Tassi esploda all’improvviso, oppure che viva una carriera ai margini del calcio che conta: certo, potremmo affermare che se a 25 anni giochi in C dopo tutte quelle premesse, forse dovrai accontentarti di una buona, ma non certo eccellente, carriera da calciatore professionista, un sogno che molti ragazzi vedono spegnersi non appena arriva l’adolescenza.

Intervistato da Europacalcio.it, il giocatore ha dichiarato di non aver dato “troppo peso” ai paragoni con il Divin Codino e di avere un bel ricordo dell’esperienza all’Inter: “Allenarsi con la prima squadra dell’Inter ad Appiano mi ha fatto crescere tanto” ha detto, aggiungendo di sapere che “tornare all’Inter è difficile”.
Tassi ha avuto poi parole di incoraggiamento per Tonali, nuovo talento del Brescia, che pare abbia attirato, guarda caso, le attenzioni dell’Inter e della Juventus: “È impressionate, ha mostrato grandi qualità tecniche e personalità”.

Dunque, il rientro di Tassi all’Inter, alla fine della stagione, sembra alquanto improbabile, come conferma anche Fcinternews.it. Ma il giocatore può ancora dare tanto al calcio italiano: intanto, sta dando il suo buon contributo alla stagione dell’Arezzo, poi si vedrà. La giovane età gioca ancora a suo favore: chissà che la Dea Eupalla, la dea del calcio tanto cara a Gianni Brera, non abbia in riserbo per lui un destino sempre più luminoso.