Poppi, ex ONPI: la villa che è stata anche un campo di concentramento

Villa Ascensione (ex ONPI) a Poppi

Appunti sulle vicende di Villa Ascensione (ex ONPI) durante la Seconda Guerra Mondiale

A Francesco Goretti e Alessandro Brezzi

Nata nel XVI secolo come convento dei Frati Cappuccini, in seguito residenza estiva dei Gesuiti e infine Casa di Riposo per anziani, Villa Ascensione ha registrato nell’ultimo decennio un notevole interesse storiografico in merito alla sua destinazione a campo di concentramento per prigionieri di guerra durante gli anni del secondo conflitto mondiale. Le caratteristiche proprie dell’edificio (in primo luogo la grande capienza dei suoi quattro piani) fecero sì che già nell’estate del 1941 la Villa fosse individuata come destinazione di reclusione forzata per ufficiali e graduati alleati catturati durante le manovre sul fronte africano. Rinominata “Campo di Concentramento Prigionieri di Guerra N° 38”, la struttura reclusiva fu attiva già dai primi mesi del 1942, ospitando in un primo periodo oltre 90 ufficiali e 25 soldati del Corpo di Spedizione Neozelandese catturati in Nord Africa nel contesto dell’Operazione Crusader. Dalle fonti testimoniali del periodo, confermate peraltro da numerosissime testimonianze rilasciate sia da ex prigionieri che da ex carcerieri, si evince una natura quasi surreale dei metodi di conduzione dell’internamento da parte delle autorità italiane del Regio Esercito Italiano: mentre infatti, anche nella stessa provincia di Arezzo (ben tre erano i campi diffusi sul territorio: Renicci, Laterina e Poppi. A questo numero va inoltre aggiunto il centro per la raccolta di civili di razza ebraica attivato nel 1940 a Villa Oliveto, a pochi km da Badia al Pino) le condizioni di vita erano disumane e spesso e volentieri assolutamente inadempienti rispetto l’applicazione della Convenzione di Ginevra, il trattamento prigionieri riservato ai detenuti dai vertici succedutisi alla guida del campo 38 fu assolutamente corretto, cameratesco e benevolo, come ebbero a testimoniare i numerosi scambi epistolari e di visite verificatisi anche a moltissimi anni di distanza dalla fine del conflitto bellico.

A testimonianza ulteriore di questa singolarità eccezionale nella storia delle deportazioni durante la seconda guerra mondiale rimangono le importantissime e bellissime parole del capitano neozelandese della 2nd New Zeland Division Wyanne Mason, che così descrive nella Storia Ufficiale della Nuova Zelanda nel Secondo Conflitto Nazionali: I prigionieri di Guerra l’esperienza a Villa Ascensione:

Un bianco convento di 4 piani […] posto pittorescamente tra alti cipressi sul pendio di una collina. Oltre ad essere stato recintato attorno con del filo spinato, era stato ridipinto e adattato con docce e moderne attrezzature da cucina. La mobilia comprendeva letti e tutto l’occorrente molto confortevole e persino comodini e tappeti. Il refettorio luccicava per le tovaglie bianche, le stoviglie nuove e le posate. Sergenti italiani interpreti erano vicino per controllare i camerieri della mensa durante i pasti, ed era chiaro che quegli sforzi erano stati fatti per dare un benvenuto e ogni comodità adatta ad ufficiali inglesi […]. Quando il sole di maggio brillò e scaldò la campagna italiana, la Villa divenne piuttosto una casa di riposo di ufficiali, con la giornata che trascorreva leggendo su sedie a sdraio o disegnando o passeggiando (con le guardie) nelle colline vicine o giocando a pallacanestro, a tennis da tavolo e la sera sorseggiando vino mentre si giocava a carte, a scacchi o si sentiva la musica. La spensierata atmosfera italiana divenne contagiosa e il tempo perse di significato; qualsiasi cosa che non si riusciva a terminare in un giorno, poteva essere sempre lasciata al giorno dopo”

Le parole riportate e il fatto che provengano da un biografo prima capitano ufficiale dell’Esercito Neozelandese rendono ben evidente quale fosse il rango dei prigionieri destinati a Poppi già nella sua prima fase operativa: nel novembre 1942 la metà dei graduati neozelandesi venne trasferita per lasciar spazio all’arrivo di nuovi prigionieri provenienti da altre nazionalità connesse alle potenze alleate o comunque nemiche dell’Italia, arrivando il campo ad ospitare, nel pieno regime del maggio 1944, 82 ufficiali superiori e 32 soldati di 6 nazionalità diverse (Inghilterra, Nuova Zelanda, Sud Africa, India, Canada e Stati Uniti d’America). Nel nuovo gruppo di prigionieri, ancora a testimonianza del rango rivestito da Poppi nelle politiche di reclusione e gestione dei prigionieri del Regio Esercito, spicca tra l’altro il nome di Richard Carter, erede di una delle più importanti famiglie imprenditoriali inglesi ma anche figliastro del Generale Bernard Law Montgomery, comandante dell’VIII Armata Britannica il cui ruolo si rivelò decisivo (nella battaglia di El Alamain come nella liberazione d’Italia) nella vittoria finale degli Alleati sulle potenze dell’Asse. Carter, trasferito per sei mesi a Poppi dopo esser stato catturato come ufficiale di collegamento del Comando d’Armata sul fronte africano, riuscirà dopo una serie di trasferimenti e fughe a rientrare dietro le linee alleate nel dicembre 1943 e riprenderà subito servizio materiale combattendo con le sue truppe dalle spiagge della Normandia fino alla liberazione del campo di concentramento nazista di Bergen Belsen, ove persero la vita circa 70000 deportati di cui oltre un quarto prigionieri di guerra.

Così il giornalista britannico dell’Indipendent e corrispondente estero della BBC Tom Carver, autore nel 2009 del best seller mondiale “What the hell have you been” (figurante ancora oggi tra i primi 25000 titoli per risultati di vendita mondiale su Amazon nella categoria “Storia contemporanea dal XX secolo a oggi”) racconta, alternando parole sue a scritti biografici del padre Richard Carter:

Ad Arezzo, dovettero scendere e prendere un trenino che risalì la valle dell’Arno fino a Poppi, destinazione finale. Mentre procedevano dalla stazione, ammiravano il castello del XII sec. costruito dalla famiglia Guidi che dominava i tetti rossi della città. Si fermarono davanti un grande edificio sulla cima di una collina circondato da alti cipressi. Il nome sull’entrata annunciava che una volta era stato un convento chiamato Villa Ascensione, un nome incongruo per un campo di prigionieri di guerra. “Con nostra sorpresa, appena entrammo le autorità italiane ci servirono subito cacao e biscotti. Scoprimmo presto che il posto era molto diverso da Bari. Al contrario di quel luogo disgustoso, questo sembrava un perfetto paradiso. C’erano i pacchi della Croce Rossa e vestiti a sufficienza. Avevamo letti con materassi e dormivamo in dormitori a sei letti. All’interno del filo spinato c’era un piccolo giardino con un campo di basket e una piccola pista per l’esercizio fisico. A Richard piaceva l’intimità del campo, c’erano solo 90 prigionieri, un grande contrasto con il campo di transito che era vasto e impersonale”. Il trauma della cattura stava diminuendo e Richard era attratto dalla bellezza del posto. Prima non era mai stato in Italia e cominciò a interessarsi ai dintorni. Chiese a una delle guardie italiane di illustrargli la zona. Dalle finestre dell’ultimo piano, la guardia gli indicò a nord la città di Poppi con le mura medievali, dominata dal vecchio castello e dove, si pensava, Dante avesse vissuto e scritto la Divina Commedia. A est, lo sguardo correva sulle praterie e il mosso paesaggio con cascine e vigneti lungo la valle fino a La Verna dove, spiegò la guardia, San Francesco aveva ricevuto le stimmate; a sud c’era Bibbiena, davanti a una catena di montagne dalle cime innevate. Era uno strano posto per un prigioniero. Richard sapeva bene di essere fortunato rispetto a tanti altri prigionieri…Le eccentriche abitudini, i pasti presi in comunità, le uguaglianze di classe e di provenienza, il tempo dedicato allo studio, tutto in quel luogo gli ricordava il suo passato, come se fosse tornato a Cambridge a fare lo studente

Ciò che tuttavia più sorprende, nella disamina delle testimonianze relative al campo n° 38, è che il trattamento benevolo riservato dalle autorità italiane ai prigionieri di guerra alleati sia andato ben al di là del mero rispetto dovuto ad un nemico: di significativa importanza è l’attenzione dedicata all’introduzione di contesti ludici e ricreativi nelle aree di prigionia, concedendo al tempo stesso una libertà quasi assoluta nel lasciare i prigionieri organizzare e organizzarsi nelle attività interne di natura non soltanto religiosa, ma anche ricreativa e didattico – formativa e culturale. Sempre da Carver, si apprende che furono attivati dei veri e propri percorsi di lezioni per i prigionieri, tenuti da un sacerdote militare anch’esso prigioniero, ove per due volte a settimana si studiavano le materie di italiano, francese, tedesco, arabo e agraria.

Ricorda anche Alessandro Brezzi (già direttore della Biblioteca Rilliana e autore di ben due volumi editi dalle Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana dedicati attorno alle vicende del campo °38 e del paese di Poppi) a proposito della variegata poliedricità di attività in cui gli internati alleati ebbero modo di impegnare il proprio tempo:

A testimoniare queste buone condizioni dei prigionieri che, se di qualcosa soffrono è solo la noia di dover trascorrere il tempo senza far niente, c’è un curioso episodio che merita rammentare. Fino a poco tempo fa all’interno di Villa Ascensione era conservato un arazzo di 68×35 cm che fu realizzato da due ufficiali neozelandesi che, evidentemente e sorprendentemente, avevano imparato a lavorare a maglia per tenersi occupati. Nel manufatto è ricamata la seguente iscrizione: This cunningly embrodered house was fashioned by Otter assisted by Mouse (tr.: questo edificio ricamato con abilità fu realizzato da una Lontra assistita da un Topo). Autori di questo singolare reperto sono il Capt. J.W. Cropper (Otter) e il Capt. J.D. Gerard (Mouse). L’arazzo riproduce con esattezza la Villa che appare come un luogo ameno e ben curato, anche se, ironicamente, sul riquadro sono disegnati dei fili spinati, nonché le sagome di una lontra e di un topo, sicuro riferimento ai nomi dei rispettivi reparti.

Questa sostanziale benemerenza nella conduzione del campo è dovuta sicuramente a un alto senso delle istituzioni degli ufficiali comandanti, ma anche all’esigenza di assicurare un clima di relativa pacificazione delle parti che scoraggiasse propositi di fuga o ammutinamenti. In secondo luogo, è evidente un sempre maggiore scoramento dei vertici militari rispetto la conduzione fascista della guerra, contingenza che condurrà il Ten. Rodolfo Castellini a liberare, all’indomani dell’8 settembre 1943, gli ultimi prigionieri rimasti nel campo e a organizzare e la consegna di tutto l’armamento e degli equipaggiamenti militari al nascente Comitato di Liberazione Nazionale di Poppi.

Peraltro come si apprende dal sito internet www.campifascisti.it (centro di documentazione online sull’internamento e la prigionia come pratiche di repressione messe in atto dallo Stato italiano, progetto attivo dal 2015 a livello nazionale a cura dell’Associazione Topografia della Storia) la natura del campo lo relegava più al ruolo di meta di transito e che a soluzione di prigionia definitiva. Nell’ultimo periodo di apertura del campo quasi tutti gli internati inglesi erano stati trasferiti, sostituiti per lo più da prigionieri civili greci oppositori politici del fascisti: tra questi si trova Theodore Meletiu,  tra i primi, una volta lasciati aperti i cancelli del campo, ad accorrere nel CLN del Casentino e ad occuparsi unitamente ai vertici dell’antifascismo aretino del rifocillamento e copertura di decine di ex prigionieri greci attraverso il collegamento con l’Organizzazione Clandestina Libertà o Morte di Evanghelos Averoff Tositsas, futuro Ministro degli Esteri greco.

Rimasto sguarnito della sua originaria funzione, nel dicembre 1943 Villa Ascensione divenne sede del Distretto Militare di Arezzo, trasferito a causa dei danni dei bombardamenti continuamente in atto sul capoluogo. Anche in questo caso, si può dire che i “nuovi” inquilini dell’edificio mantennero viva l’aurea surreale di gestione della guerra negli spazi di Villa Ascensione. Numerose testimonianze di parte partigiana conservate all’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, alla Biblioteca Rilliana e nell’Archivio Provinciale ANPI di Arezzo segnalano frequenti scambi tra gli esponenti del CLN Casentino e autorità dell’Esercito Nazionale Repubblicano, garantendo un clima di sostanziale collaborazione tra la parte “militare” della Repubblica Sociale Italiana e vertici resistenziali sfociato in seguito in numerosi passaggi (in linea di massima tollerati dal Ten. Guido Ciro Menotti e dagli altri ufficiali) di coscritti di leva dalla parte fascista alle file della XXII Brigata Lanciotto del comandante Potente e della XXIII Brigata Lanciotto del Cap. Siro Rosseti. Testimonianze raccolte inoltre dai partigiani casentinesi dal Servizio CRED Banca della Memoria appurano anche in questo caso un sostanziale clima di rispetto tra soggetti via via “ospiti” e carcerieri, dettaglio che non mancò di creare dissidi tra esponenti politici violentemente fascisti dei vertici militari dell’Esercito Repubblicano assecondatisi nella guida del distretto.

Abbandonata dagli ultimi coscritti dell’Esercito Repubblicano nel luglio 1944, la Villa divenne per un certo periodo comando delle truppe tedesche in ritirata, per poi diventare rifugio per decine di famiglie di profughi le cui abitazioni erano andate distrutte nei bombardamenti tedeschi effettuati da Montanino (prima settimana del settembre 1944).

Nel 1946 l’edificio rientrò in possesso della proprietà, esercitata ancora dal Conservatorio della Divina Provvidenza di Roma, che presto destinò questa singolare oasi di pace all’utilizzo originario primonovecentesco di Casa di Riposo per anziani.

La villa è stata più volte, nel dopoguerra, luogo di visita per ex reduci dell’esperienza di deportazione, i quali l’hanno talvolta rivisitata proprio in compagnia di quegli ex carcerieri con grande interesse della stampa nazionale e internazionale.
Conosciuta dalla storiografia estera e nazionale, la vicenda del Campo di Prigionia n° 38 colloca l’edificio di Villa Ascensione tra i siti più importanti del patrimonio materiale e immateriale della comunità di Poppi, individuando un luogo di grande interesse storico e di necessaria tutela per la comunicazione dei valori attualizzati di memoria, cooperazione, rispetto della diversità e impegno civico.

Per approfondimenti:

Alessandro Brezzi Teodoro il greco : un ellenico nella resistenza in Casentino; a cura di Roberto Brezzi ; Associazione nazionale combattenti e reduci, Sezione di Poppi – Arezzo ; [presentazioni di Eugenio Giani, Roberto Brezzi, Tatiana Averoff, Ugo Fossa]. – Firenze : Consiglio regionale della Toscana, 2018

www.consiglio.regione.toscana.it/upload/eda/pubblicazioni/pub4089.pdf

Alessandro Brezzi Poppi 1944 : storia e storie di un paese nella Linea Gotica / Alessandro Brezzi ; introduzione di Viviana Agostini Ouafi ; contributi di Luca Grisolini e Ildebrando Caiazzo ; a cura di Roberto Brezzi ; Associazione nazionale Combattenti e Reduci, Sezione di Poppi, Arezzo ; [presentazione di Eugenio Giani]. – Firenze : Consiglio regionale della Toscana, 2018

www.consiglio.regione.toscana.it/upload/eda/pubblicazioni/pub4086.pd

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Luca Grisolini
Nato dal 1990, vive, cresce e lavora a Pratovecchio Stia. Laureato alla Cesare Alfieri di Firenze in Scienze Politiche nel 2012 e specializzatosi in Sociologia e Ricerca Sociale nel 2016, ha terminato (per ora) il percorso universitario con un Master di II livello in Scienze Forensi (Criminologia, Investigazione, Sicurezza e Intelligence) presso La Sapienza nel 2017. Dallo stesso anno fa parte del team di ricerca dell’Osservatorio per la Protezione dell’Economia dell’Impresa del Centro Interdipartimentale Studi Strategici, Internazionali e Imprenditoriali dell’Università di Firenze. E’ Socio Qualificato Senior dell’Associazione Nazionale per la Compliance delle Regole. Dal 2014 è libero professionista e opera in un campo poliedrico di servizi che vanno dalla consulenza e progettazione alla formazione rivolta ad aziende, studi legali, enti pubblici e scuole. Sin da giovanissimo sviluppa due passioni, di cui farà un motivo di vita e un impegno costante: la memoria e la militanza culturale. Entrato a 12anni nell’ANPI, a 15 ne diventa portavoce giovanile provinciale, in una lunga carriera che lo porterà ad essere il Presidente Provinciale più giovane d’Italia nel 2016 (carica decaduta nel 2019 con la nomina a Consigliere Comunale della Cultura del Comune di Pratovecchio Stia). Dal 2019 è membro del Lions Club Arezzo Nord Est. Parallelamente sviluppa l’impegno culturale, dedicandosi in età giovanile alla produzione poetica (ottenendo più volte riconoscimenti al Premio Casentino) e dal 2006 alla critica letteraria e artistica: nel 2010 è inserito nella “Letteratura Italiana del XXI secolo: primo dizionario orientativo degli scrittori”, mentre nel 2011 sigla alcune note critiche nella “Letteratura Italiana Contemporanea” con saggi introduttivi Neuro Bonifazi, Giancarlo Quiriconi, Rodolfo Tommasi (entrambe presso le edizioni Helicon). Nel 2011 introduce l’Agenda letteraria Arte e Pensiero con il saggio “Carlo Cattaneo, l’azione e pensiero del padre del federalismo italiano”; un suo saggio del 2013 (nato come prefazione all’opera di Nives Banin “Il Biennio Rosso”) è citato da Bruno Vespa nel best seller “Come l’Italia diventò fascista”. Negli anni si dedica anche alla curatele artistica, organizzando tre esposizioni di arte contemporanea e diventato Responsabile per gli Eventi Esterni di Pratovecchio Città degli Uffizi (2016). Nel 2017 la sua tesi di laurea specialistica dedicata alla strage di Vallucciole ottiene il Riconoscimento della Presidenza della Camera nell’ambito del Premio Spadolini Nuova Antologia; successivamente, l’opera verrà pubblicata dalle Edizioni dell’Assemblea del Consiglio Regionale della Toscana con il titolo Vallucciole, 13 aprile 1944. Storia, ricordo e memoria pubblica di una strage nazifascista”. Altri suoi saggi sono diffusi su pubblicazioni scientifiche e letterarie. Si segnalano Storia essenziale della Resistenza in Casentinese” in A.Brezzi, “Poppi 1944. Un paese nella Linea Gotica” e Vallucciole covo partigiano: 13 settembre 1943 – 11 novembre 1943 in A. Busi, L,Conigliello,P. Scapecchi (a cura di) “La Rilliana e il Casentino. Percorsi di impegno civile e culturale. Studi in ricordo di Alessandro Brezzi”. Dal 2012 collabora con il mensile Casentinopiù.