Sei domande a Ceccarelli sul futuro di Lfi: «Sono i sindaci a dover fare la loro parte»

L'Assessore regionale Vincenzo Ceccarelli

Abbiamo intervistato l’Assessore della Regione Toscana, Vincenzo Ceccarelli, sulla questione trasporti-Lfi. Ecco le sue risposte:

(leggi anche l’intervista al Presidente della Provincia, Roberto Vasai e l’articolo sulle presunte plusvalenze Lfi-Provincia di Arezzo)

1) Assessore Ceccarelli, dopo il comunicato stampa del 9 novembre scorso da parte di LFI, siamo venuti a conoscenza del fatto che la Provincia di Arezzo ha dichiarato il servizio svolto da LFI “non strategico per l’Ente” e, di conseguenza, della volontà da parte della Provincia di uscire dalla società partecipata. LFI si è opposta a questo percorso e la Provincia di Arezzo ha fatto ricorso al Tribunale di Firenze ferma nella sua posizione. Come giudica l’atteggiamento e la posizione della Provincia lei che, in passato, ne è stato anche presidente?

Le province vivono un momento di grande difficoltà, a causa di una riforma che non ho mai condiviso e che, tra l’altro, non è stata neanche portata a compimento. Capisco che si vogliano ricercare tutte le possibili risorse per garantire servizi essenziali quali, per esempio, l’edilizia scolastica, ma credo che sarebbe davvero un peccato se dovesse essere messa a repentaglio una società come Lfi che opera in un settore strategico e che garantisce un servizio efficiente. Per di più in un contesto nel quale la Regione sta investendo a piene mani, con una opportunità unica e irripetibile sull’intero territorio regionale.

2) Se il Tribunale di Firenze dovesse dare ragione alla Provincia di Arezzo e la Provincia di Siena decidesse di uscire anch’essa dalla società partecipata, la quota pubblica di LFI sarebbe minoritaria e la società, da statuto, andrebbe sciolta con conseguenze molto gravi. Le sembra uno scenario plausibile?

Mi auguro che sia solo uno scenario. Sono certo che il Presidente Vasai, come ha lasciato intendere, e i sindaci, che sulla base della già richiamata riforma, sono oggi i gestori delle politiche provinciali, torneranno a riflettere e ponderare le scelte anche sulla base dei mutati scenari. Oggi il ferro è una priorità per tutti i livelli di governo.

3) Qualora Provincia di Arezzo e Provincia di Siena uscissero da LFI, potrebbe intervenire la Regione, in qualche maniera, per rilevare le quote pubbliche e salvare LFI?

Di sicuro, sul piano dell’opportunità non mi pare corretto che la Regione abbia un rapporto di servizio con Tft e Rft (le due società che fanno capo a Lfi) per la gestione del servizio ferroviario e allo stesso tempo sia parte della compagine azionaria. In pratica non si può essere allo stesso tempo appaltatore e appaltante, controllore e controllato.

4) Lei, personalmente e in quanto Assessore ai Trasporti della Regione Toscana, è d’accordo con l’affermazione che un servizio di trasporto pubblico come quello svolto da LFI possa essere “non strategico” per la Provincia?

Credo di aver già risposto. Sta ad un territorio stabilire quali sono le questioni strategiche per il suo sviluppo e il benessere della comunità. La Regione sta scommettendo con convinzione sul trasporto pubblico e in particolare sulla rotaia. Come ho detto, la nostra unica ferrovia di proprietà regionale è proprio quella di cui stiamo parlando e gli investimenti fatti e che stiamo facendo per renderla più sicura e per l’acquisizione dei nuovi treni descrivono bene cosa pensiamo e quanto stiamo facendo.

5) Sempre in merito alla “strategicità” e all’utilità del servizio svolto da LFI, leggendo le delibere della Provincia di Arezzo sulla questione, abbiamo appreso che al contrario di LFI, la società Arezzo Fiere e Congressi e altre società non saranno dismesse perché, appunto, dichiarate “strategiche per l’Ente”. Tutto questo, si legge sempre nelle delibere della Provincia, in base a quanto dice la legge 56 del 2014 in materia di funzioni che possono rimanere in capo alla Provincia. Siamo andati a leggerci questa legge e abbiamo trovato un paio di punti che ci lasciano perplessi. Infatti, proprio nella legge 56 che la Provincia cita per affermare quanto alcune società siano per loro strategiche e irrinunciabili (e precisamente ai commi 85 e 86) si legge che tra le funzioni fondamentali che rimangono in capo alla Provincia ci sono, tra le altre cose, la «pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale (…)», la «cura dello sviluppo strategico del territorio» e «la gestione di servizi in forma associata in base alle specificità del territorio medesimo». Non le sembrano, questi 2 punti esplicitamente scritti nella legge, in netta contraddizione con la decisione presa dalla Provincia di Arezzo?

Mi pare che la sua lettura sia corretta. E comunque, come già detto, la Provincia è oggi controllata dai comuni. Sta a loro decidere cosa è strategico e cosa no. Non vogliamo e non possiamo farlo noi per loro.

6) Infine, da casentinese DOC quale lei è, se la sente di promettere ai casentinesi che farà del suo meglio affinché il “loro treno” continui ad esistere?

Sul fatto che il treno del Casentino debba continuare non solo ad esistere, ma a essere sempre di più un punto di riferimento per chi si muove dalla vallata verso Arezzo e anche verso Firenze mi pare che non ci siano dubbi. Credo di averlo dimostrato con i fatti. Basti citare i treni nuovi e il prossimo avvio del nuovo treno Stia-Firenze che rappresenta anche un fatto di straordinario valore simbolico. Una valorizzazione della società, perché, per la prima volta, un treno di Lfi percorre la tratta nazionale. Diciamo che mi sono portato avanti con il lavoro. Ora sta al territorio e alle sue istituzioni fare la propria parte.